Politici trentini con scarse competenze nella lingua italiana

Il presidente della Provincia, Fugatti, scivola su un “Acquila”, mentre l’assessore all’istruzione e cultura, Bisesti, cade sulla “conoscienza”. Generale problema della proprietà di linguaggio che troppo spesso cade nel turpiloquio e nella bestemmia. 

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lingua italiana

La politica in Trentino ha un problema: la conoscenza e l’uso appropriato dell’italiano, evidenziando le scarse competenze nell’utilizzo della lingua italiana da parte di tanti, troppi eletti nelle istituzioni, a qualsiasi livello, con una marcata tendenza a scendere nel turpiloquio e nella bestemmia.

Nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante, emerge come la grammatica sia spesso una cosa sconosciuta, con congiuntivi usati a sproposito, consecutio temporum non pervenuta, errori di mera scrittura non corretti per mancanza di una rilettura di quanto lasciato ai posteri.

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Nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante, emerge come la grammatica sia spesso una cosa sconosciuta, con congiuntivi usati a sproposito, consecutio temporum non pervenuta, errori di mera scrittura non corretti per mancanza di una rilettura di quanto lasciato ai posteri.

Il problema è che la conoscenza della lingua italiana è un fattore fondamentale per l’accesso ai concorsi pubblici, mentre si sorvola bellamente su coloro che guidano le istituzioni a livello politico.

Ecco, quindi, il presidente della provincia di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, volare alto sulle ali dei social su un’improbabileacquila” scritto proprio con la “cq”, mentre l’assessore provinciale all’istruzione e cultura, Mirko Bisesti, leghista pure lui, inciampa in una “conoscienza” da asino patentato, con l’attenuante di una rapida correzione dell’errore marchiano, peccato a frittata fatta.

Preoccupante è che gli svarioni lessicali non accadano solo sul mondo dei social, ormai ridotti a un vuotatoio dove si trova di tutto e di più, ma si sentono pure negli interventi pronunciati nel corso del dibattito politico in Aula, dove non mancano pure contumelie, offese personali e anche bestemmie (campo dove si è contraddistinto il presidente del Consiglio, Walter Kaswalder).

Una situazione preoccupante, che allarma per l’ormai infima qualità della classe politica, con i partiti ormai incapaci di fare selezione e di mandarenei ruoli di responsabilità persone che abbiano fatto anche un minimo di gavetta, di quel cursus honorum che fino a qualche decennio fa eraindispensabile e che gli stessi partiti storici curavano attentamente per evitare di mandare in posti di responsabilità persone che avrebbero danneggiato l’immagine del partito.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.lingua italiana

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