Idrovia Litoranea Veneta: sopralluogo dei consiglieri regionali del Veneto

La via lunga 130 km realizzata dalla Serenissima Repubblica, collega la laguna di Venezia con quella di Marano e Grado. De Berti: «direttrice utile per decongestionare il traffico a terra». 

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litoranea veneta

A bordo di un’imbarcazione partita dalla conca di Intestadura a Musile di Piave, la vicepresidente della Regione del Veneto e assessore ai lavori pubbliciElisa De Berti, insieme ai consiglieri regionali membri della seconda commissione, ha percorso un lungo tratto della Litoranea Veneta, l’idrovia che collega la Laguna di Venezia e quella di Marano e Grado, attraverso un percorso di circa 130 chilometri, di cui una settantina in Veneto e poco meno di 60 in Friuli Venezia Giulia.

«L’obiettivo di questa visita di ricognizione, a cui ho invitato i consiglieri regionali – spiega De Berti – è mostrare le potenzialità e problematiche di questa via d’acquarealizzata con scopi commerciali dalla Serenissima Repubblica di Venezia nel suo apogeo e attualmente utilizzata solo a fini turistici. Abbiamo verificato con i nostri occhi il grande interesse storico e naturalistico di questa arteria di navigazione, che interseca importanti ciclovie come la Venezia Monaco, la Claudia Augusta e la Eurovelo 8».

La Litoranea Venetalinea navigabile gestita da Infrastrutture Venete srl, ha inizio alla conca di Cavallino Treporti oppure alla conca di Portegrandi, in comune di Quarto d’Altino (VE). Da qui si sviluppa a Est fino alla conca di Bevazzana a San Michele al Tagliamento, per poi prosegue nel territorio del Friuli Venezia Giulia. Lungo il suo itinerario incrocia gli estuari dei fiumi Sile, Piave, Livenza, Lemene e Tagliamento in un fitto mosaico di canali, campi coltivati, casali rurali, capanne di pescatori e aree naturalistiche di grande valore.

«Questa via d’acqua ha grandi potenzialità dal punto di vista turistico, ma la sua gestione e utilizzo è particolarmente complicato vista la moltitudine di soggetti che, a vario titolo, hanno competenza in materia di gestione di concheponti mobiliapprodi. L’elenco è lungo: Infrastrutture Venete, Genio Civile di Venezia, Ispettorato di Porto, Consorzi di Bonifica, Comuni, Città Metropolitana, ecc. Risulta quindi indispensabile – evidenzia De Berti – attivare un’unica centrale per la semplificazione delle procedure e delle autorizzazioni».

Nel caso, ad esempio, di problemi nell’apertura di un ponte mobile, Infrastrutture Venete s.r.l. in qualità di gestore delle conche non ha la possibilità di rimediare tempestivamente perché il ruolo amministrativo ai fini della navigazione è dell’Ispettorato di Porto; la proprietà del ponte è spesso di qualche privato o ente locale, la difesa idraulica è invece in capo al Genio Civile. In alcuni casi, si aggiunge anche la competenza dell’ente Parco, come nel caso di Portegrandi, dove il sito è soggetto al regolamento e alla valutazione da parte del Parco del Sile ai fini degli aspetti ambientali e paesaggistici.

Altre criticità sono rappresentate da carenze infrastrutturali come la mancanza di alcune aree di sosta per l’attesa sicura del passaggio delle imbarcazioni, l’assenza di segnaletica visiva e luminosa necessaria per garantire la sicurezza degli utenti, il frequente interrimento dei fondali che rischia di compromettere la funzionalità dell’idrovia.

Una grande opportunità per valorizzare la Litoranea Veneta è rappresentata dal finanziamento europeo ottenuto da Infrastrutture Venete per la redazione del progetto di adeguamento dell’idrovia nell’ambito del bando “Connecting Europe Facility CEF Transport 2020”.

«L’importo complessivo del progetto – sottolinea De Berti – è di 25 milioni di euro e gli interventi in programma permetteranno di completare l’adeguamento dell’idrovia allo standard dei natanti di Classe IV CEMT, portando la profondità dei fondali a 3 metri. In particolare, si prevede il risezionamento straordinario della cunetta navigabile, indispensabile a garantire la navigazione in sicurezza; la realizzazione di nuovi approdi, pontili e scivoli di alaggio, nonché aree di interscambio, utili a dare impulso sia al turismo sostenibile, sia alla funzione commerciale, per il sostegno dell’economia del territorio circostante».

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