A luglio inaspettato rialzo della produzione industriale italiana

Mameli: «bene l’industria, ma la vera ripresa avverrà dai servizi che hanno ancora grandi spazi di recupero dalla crisi Covid». 

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produzione industriale

La produzione industriale italianasalita a sorpresa a luglio, di +0,8% m/m, dopo il rimbalzo di il +1,1% m/m visto a giugno (rivisto al rialzo di un decimo). L’output resta in ampia espansione su base annua, pur rallentando a +7% da +13,8% precedente (sui dati corretti per gli effetti di calendario).

Nel mese, la crescita è trainata da beni di investimento, beni intermedi e beni di consumo non durevoli (+1,9%, +1,4% e +1,3% m/m, rispettivamente), mentre si registra una parziale correzione per l’energia e il secondo calo mensile consecutivo per i durevoli. Su base annua, tutti i macro-settori sono in espansione, con la sola eccezione dei prodotti energetici.

La produzione manifatturiera è cresciuta di ben +1,2% m/m, trascinata soprattutto da macchinari e attrezzature (+2,7% m/m): un segnale che il ciclo degli investimenti è ormai avviato, grazie alle prospettive positive sulla domanda, alle favorevoli condizioni di finanziamento e all’ampia liquidità a disposizione delle imprese. Alcuni comparti manifatturieri registrano però una correzione nel mese: si tratta soprattutto di raffinazione, farmaceutico, apparecchiature elettriche, mezzi di trasporto, settore metallurgico. Su base annua, gli unici comparti in calo sono proprio il farmaceutico (-1,9%) e (al di fuori del manifatturiero) l’attività estrattiva (-2,8%).

La produzione industriale già a giugno era tornata al di sopra dei livelli pre-Covid, e a luglio ha consolidato i progressi del mese precedente (+1,5% rispetto a febbraio 2020). L’output è in rotta per un altro incremento nel terzo trimestre, sia pure meno marcato di quello visto nei primi due trimestri dell’anno.

Le indagini di fiducia delle imprese confermano che l’industria resta in fase espansiva, anche se si nota una moderata decelerazione rispetto ai ritmi della prima parte dell’anno. Le difficoltà di approvvigionamento di materiali, e i rincari delle materie prime, sembrano negli ultimi mesi aver acquisito maggiore importanza come ostacolo all’attività produttiva delle aziende.

In ogni caso, la crescita dell’economia oggi è trainata non dall’industria ma dai servizi, che hanno ancora ampi margini di recupero dopo i drammatici effetti della pandemia: mentre l’industria ha già recuperato i livelli pre-crisi, il valore aggiunto nei servizi nel II trimestre 2021 restava del 5% inferioreai livelli di fine 2019 (-9,4% nel commercio trasporto alloggio e ristorazione, -14,4% nelle altre attività dei servizi).

Anche se l’andamento di rallentamento nell’industria dovesse accentuarsi, per via dei citati colli di bottiglia dal lato dell’offerta, il contributo dei servizi appare tale in questa fase da più che compensare un eventuale minore dinamismo prospettico di manifatturiero e costruzioni.

«Proprio in ragione di un contributo ancora molto forte dai servizi (il cui valore aggiunto è cresciuto di 2,9% t/t nel II trimestre, contro il 2,7% del PIL), pensiamo che l’attività economica possa aver mantenuto un ritmo di crescita assai sostenuto nel trimestre estivo (nel range 1,5-2% t/t) prima di rallentare (poco sotto l’1% t/t) nello scorcio finale dell’anno – afferma il capo economista di Intesa Sanpaolo, Paolo Mameli -. Il nostro scenario scontaun’evoluzione della quarta ondata pandemica non tale da indurre le autorità a misure restrittive comparabili a quelle viste durante le ondate precedenti (anche in ragione dello stadio avanzato della campagna vaccinale). Di conseguenza, stiamo rivedendo al rialzo le nostre previsioni di crescita per il PILitaliano, visto ora rimbalzare a un ritmo di almeno 5,7% quest’anno (dopo il -8,9% registrato l’anno scorso). A nostro avviso, i rischi rispetto a questa proiezione di crescita sono ora verso l’alto».

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