2020 annus horribilis per il turismo, persi 63 miliardi di fatturato

Secondo l’Istat, in fumo 207 milioni di presenze di stranieri in Italia. Bruscamente interrotta la crescita del Pil di settore. 

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2020 annus horribilis per il turismo con ben 63,7 miliardi di euro di consumo turistico interno in meno, 50 miliardi di spesa turistica degli italiani in fumo (di cui 26 miliardi per i soli viaggi all’estero), un calo di 207 milioni di presenze di stranieri in Italia e una flessione del 31,5% del valore aggiunto turistico.

Il bilancio del disastro che la pandemia da Covid-19 ha fatto nel 2020 di uno dei settori più vitali dell’economia italiana come il turismo, che nel 2019valeva il 13% del Pil, arriva dall’Istat e in particolare dalle stime provvisorie (soggette a revisioni) relative ai principali aggregati del Conto satellite del turismo.

In termini di presenze, gli stranieri in Italia sono stati il 54,6% in meno rispetto al 2019, con una spesa turistica pari a 23,7 miliardi di euro, in perdita di circa 35 miliardi di euro rispetto ai livelli dell’anno precedente. Una contrazione in buona parte controbilanciata da una drastica riduzione dei flussi turistici italiani verso l’estero che, in termini di presenze, si sono ridotti del 54,1%, con un livello di spesa di 13,7 miliardi di euro (-65,7% rispetto all’anno precedente).

Le limitazioni alla circolazione dei movimenti turistici, come conseguenza non solo delle misure sanitarie ma anche come scelta individuale dettata dal timore del contagio, hanno quindi contribuito a trasformare parte dei flussi turistici verso l’estero in flussi domestici, per i quali il calo dei pernottamenti è stato del 32,2%. In questo modo, è rimasta in Italia parte della spesa turistica destinata negli anni precedenti all’estero contribuendo a frenare la diminuzione complessiva del consumo turistico interno.

La forte contrazione dei flussi turistici è ancora più marcata nel caso delle strutture ricettive (che includono l’intero comparto ricettivo al netto delle seconde case, affittate o in uso proprio) dove il calo ha toccato punte del 70% per i flussi turistici internazionali in entrata e in uscita, sottolineando la preferenza per soluzioni di alloggio alternative atte a garantire una maggiore protezione dal rischio di contagio.

Con 63,7 miliardi di euro di consumo turistico interno in meno rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto turistico (VAT) direttamente generatodalla domanda dei visitatori nel 2020 si è fermato a 67,6 miliardi di euro, il 4,5% del valore aggiunto totale e il 4,1% del Pil. Tale calo ha interrotto bruscamente una tendenza crescente, portando il valore aggiunto turistico a livelli molto inferiori rispetto a quelli del 2010 (circa 80 miliardi di euro). La riduzione del valore aggiunto turistico (-31,5%) conseguente al crollo del flusso dei visitatori ha colpito soprattutto i settori di agenzie di viaggio e tour operator, dei servizi culturali, sportivi e ricreativi (-55%) e della ristorazione (-52,7%).

La diminuzione più contenuta del settore ricettivo (-18%) è il risultato di una caduta del settore alberghiero controbilanciata dalla tenuta della componente derivante dall’uso in proprio delle seconde case.

E nel 2021 come sta andando? Non meglio, specie per quanto riguarda le destinazioni degli italiani all’estero, con un -90% che ricade in particolare sul settore delle agenzie di viaggio e dei viaggi organizzati, mentre in Italia crolla la spesa dei turisti stranieri, in calo del 36%.

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