Aiuto! Maestro Manzi, ci pensi lei! In Trentino fioccano casi di analfabetismo linguistico e normativo

Tra strafalcioni lessicali dei singoli consiglieri provinciali (ultimo il leghista Devid Moranduzzo sui social), il governo Draghi impugna nuovamente una legge provinciale per illegittimità costituzionale. 

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In Trentino, tra le stanze ovattate delle istituzioni autonomistiche, dove spesso scivola tra i denti dei vari consiglieri provinciali (soprattutto di maggioranza di centro destra) qualche turpiloquio e anche qualche sonoro bestemmione a microfoni aperti, ormai non si contano i casi di palese ignoranza della lingua italiana, casi di analfabetismo dove specie i canali social traboccano di errori marchiani, vuoi dettati dalla fretta orgasmica di dettare ai posteri il proprio solenne giudizio vuoi, più spesso, dalla mancata rilettura prima del fatidico invio e da qualche forte difficoltà nel corretto utilizzo dei principi base della lingua di Dante.

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Dopo i casi di analfabetismo eclatanti dell’“acquila” del presidente della provincia, Maurizio Fugatti, della “conoscienza” dell’assessore alla cultura ed istruzione, Mirko Bisesti, ecco ora “i studenti” del consigliere semplice Devid Moranduzzo, già peraltro distintosi per la rapidità di accelerazione nel rifuggire dai microfoni di un giornalista del programmaFuori dal coro”. Tutto sommato quisquilie, ma indicatrici di un livello decisamente basso della qualitàdella classe politica di lotta e di governo impersonata dagli esponenti dell’attuale Lega salviniana.

Ma se per gli errori lessicali l’intervento del maestro Manzi potrebbe essere taumaturgico, per i casi di analfabetismo dettati dall’ignoranza delle norme e dall’incapacità di leggere e comprendere quanto scritto nero su bianco ci vuole ben altro. La giunta guidata dal leghista Fugatti è incappata nuovamente in un problemino istituzionale che sarà lavato ai danni dell’Autonomia speciale dalla Corte costituzionale, nuovamente chiamata in campo a raddrizzare il corso delle norme dal governo Draghi.

Dopo la clamorosa bocciatura della legge delle aperture domenicali dei negozi e dei centri commerciali, la Corte costituzionale ora dovrà pronunciarsi anche sulla legge provinciale con cui si è autorizzato l’ingresso del braccio finanziario della Provincia nel capitale di una società assicuratrice mutua, ben sapendo che già prima dell’approvazione della norma in Consiglio ( con diversi consiglieri, in particolare da parte degli esponenti di Onda civica, Partito democratico e Fratelli d’Italia che avevano espresso dubbi sulla fondatezza delle norma) il ministero delle Finanze aveva avanzato dubbi di legittimità sulla proposta.

Dubbi che ora si sono materializzati con il ricorso per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 34 della legge provinciale del 2021 che autorizza la Provincia di Trento a partecipare, direttamente o tramite Cassa del Trentino Spa, in qualità di socio sovventore, alla società Itas Mutuaperché, secondo il governo, tale disposizione si pone in contrasto con gli articoli 3 e 4 del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, approvato con decreto legge n. 175 del 2016, in relazione agli articoli 8 e 9 dello Statuto, con riferimento sia alla materia del coordinamento della finanza pubblica, sia al principio del buon andamento ex art. 97 Cost, sia alla competenza statale esclusiva in materia di ordinamento civile.

Tra i motivi di ricorso si evidenzia che «le mutue assicuratrici non sono incluse nell’elenco tassativo di tipologie societarie per le quali, in base all’art. 3 del Testo unico, è ammessa la partecipazione pubblica, in quanto non riconducibili alle imprese cooperative in senso stretto, e che la norma provinciale non rispetta i vincoli di scopo e di attività di cui all’art. 4 del Testo unico, in quanto l’acquisizione della partecipazione in una mutua assicuratrice risulterebbe del tutto estranea al conseguimento delle finalità di interesse generale puntualmente descritte dalla norma statale».

Insomma, se con un pochino di applicazione Fugatti e i suoi assessori si fossero presi la briga di leggere le norme di settore e, magari, di farsele spiegare da qualche funzionario del servizio legislativo, avrebbero evitato di incappare nell’ennesimo caso di analfabetismo giuridico, nell’ennesima bacchettata sulle mani da parte del governo e della Corte Costituzionale e, quel che è peggio, di esporre l’Autonomia speciale del Trentino ad un nuovo, inutile conflitto istituzionale.

In questo contesto emerge l’urgenza non tanto di non disturbare il manovratore, ma di trovare un nuovo autista per la guida dell’Autonomia specialeper evitare di portarla definitivamente a schiantarsi contro il muro delle norme e del rispetto istituzionale.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.casi di analfabetismo

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