Energia: per Standard & Poor fino al 2025 prezzi in Italia più cari

Rischio inflazione e velocità della ripresa economica causa la bassa offerta di gas metano e l’abbandono della generazione a carbone. 

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Per il mercato elettrico italiano sono attesi «grandi cambiamenti nei prossimi anni» con una produzione di rinnovabili (fra eolico e solare) che raddoppierà entro il 2030 e il carbone in rapido declino, ma con «i prezzi dell’energia elettrica che in Italia rimarranno superiori a quelli di altri mercati europei per gli standard dell’Europa occidentale fino al 2025 a causa di una bassa offerta strutturale, con la possibilità di salire oltre i 60 euro/MWhnel periodo 20222025 rispetto al minimo storico di 38 euro toccato nel 2020».

L’analisi di Standard & Poor Global Ratings sul mercato energetico europeo ricorda come sull’andamento dei prezzi pesa il fatto che «le importazionigiocano un ruolo importante per il mercato elettrico italiano» con una «capacità di interconnessione che dovrebbe aumentare a 12,7 GW nel 2025». Questo scenario – continua S&P – «ci aspettiamo che vada a beneficio delle utility integrate italiane, in particolare Enel SpA, A2A SpA e Edison SpA»: la stima è di un aumento delle importazioni del 50% nel 2025 rispetto ai livelli del 2018, con l’energia estera che arriverà a coprire circa il 20% della domanda dal 2021-2025.

Se il gas resterà il fattore chiave per il prossimo decennio per i prezzi dell’energia, sui listini inciderà anche «l’eliminazione graduale del carbone in Italia, che dovrebbe concludersi entro il 2028. Prevediamo le maggiori chiusure nel 2021 e nel 2025, con circa 3 GW di chiusure in ciascuno di quegli anni (per una capacità installata di 7,1 GW a fine anno 2020)». Entro il 2026, le uniche unità a carbone rimaste saranno le centrali obbligatorie in Sardegna dove ci sono due centrali a carbone, una centrale a carbone da 534 MW gestita da EP e una centrale da 432 MW gestita da Enel, entrambe classificate come essenziali dal governo italiano.

Quanto alle rinnovabili «nonostante gli ambiziosi obiettivi ecologici, rimarranno una piccola parte del mix energetico totale» sebbene un raddoppio stimato per eolico e solare a 19,9 GW e 34,3 GW, rispettivamente, entro il 2030, da 11 GW e 21 GW nel 2018. Con questa crescita le rinnovabili nel 2030 rappresenteranno circa il 25% del mix energetico dal 16% attuale. Sul fronte della domanda dopo il -6% del 2020, causa Covid-19, per il 2021 S&P prevede un modesto aumento del 4,6%, mentre i livelli 2019 saranno recuperati solo nel 2025.

I prezzi dell’energia continueranno ad aumentare il prossimo anno e anche nel 2023, prevede S&P, imputando la dinamica a problematiche sul versante dell’offerta determinate dalle scelte ambientali dell’Ue che hanno determinato una fortissima accelerazione dei prezzi del carbonio (passato nel 2021 da 25 a oltre 60 euro/ton.) e alla riduzione delle emissioni provocherà dismissioni e cali di offerta da fonti come termico e nucleare, che nel periodo in esame non si riuscirà a compensare interamente con le rinnovabili. Sui prezzi c’è da attendersi «maggiore volatilità», dopo che già in questo 2021 si è assistito a un rimbalzo più forte del previsto seguito al crollo del 2020. Gli incrementi di questi mesi sono stati causati soprattutto dagli aumenti dei prezzi del gas, che soffre di un forte aumento della domanda dai paesi orientali congiuntamente ad un forte rallentamento delle consegne da parte della Russia e dell’Algeria.

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