Fisco: i governatori della Lega contrari alla riforma degli estimi catastali

Zaia: «più che una riforma del catasto la definirei un esproprio». 

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riforma degli estimi catastali

In una nota stampa congiunta, i presidenti di regione della Lega «respingono con forza l’ipotesi della paventata riforma degli estimi catastali» che considerano «ingiustificabile»: lo scrivono Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Maurizio Fugatti (Trentino Alto Adige), Donatella Tesei (Umbria), Christian Solinas (Sardegna), Nino Spirlì (Calabria) e Luca Zaia (Veneto).

Per i presidenti leghisti «una misura di questo tipo ricadrebbe sulle spalle dei cittadini e in un momento come quello che stiamo vivendo non solo sarebbe ingiustificabile ma rischierebbe di condizionare, se non bloccare, la ripresa post pandemia».

Per questo i presidenti di regione del Carroccio si impegnano a «sollecitare il Governo ad attuare una riforma del sistema fiscale che vada davvero nella direzione di una sua semplificazione e riduzione d’imposizione nei confronti degli italiani». Il loro è «un fermoNO” alla riforma degli estimi catastali che aumenterebbe esponenzialmente il peso fiscale e rischierebbe di escludere tante famiglie dal sistema di welfare, deprimendo così il mercato immobiliare ed in generale l’economia nazionale».

Netto il governatore del Veneto, Luca Zaia: «tassare le abitazioni di proprietà, più di quanto non si faccia ora, è davvero una follia. Il risparmio degli italiani, di cui la casa rappresenta una parte rilevante, è stato, nei lunghi mesi del Covid-19, uno dei pochi baluardi che tanti italiani potevano opporrealla disoccupazione e al depauperamento del reddito disponibile. Adesso si parla addirittura di aggravare la tassazione sulle prime case: no, non ci possiamo permettere di massacrare questa che è diventata una delle strutture portanti del welfare familiare».

Per Zaia «il 75% degli italiani ha l’abitazione principale di proprietà. Per acquistarla ha pagato, variabilmente, Iva e imposte di registro, ipotecarie e catastali. Per viverci, invece, paga annualmente Irpef o cedolare secca, Imu, Tari e altri piccoli e grandi balzelli che la fantasia impositrice dei governi nazionali ha istituito a tutela dei mille sprechi della pubblica amministrazione». Sprechi mai sanati, ma aumentati di anno in anno.

«Ora si parla di riforma del catasto – conclude Zaia – che di per sé sarebbe anche una buona idea, non fosse che al riordino è sotteso un rincaro fiscale che, nel caso dell’Imu sulla seconda casa, può arrivare oltre il 100%, e nel caso del calcolo Isee sulla prima casa, può sfiorare addirittura 250%. E’ il caso, senza andar troppo lontani, di un capoluogo veneto. Più che una riforma, la definirei un esproprio». Difficile dargli torto.

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