Italia, il paese delle 110.000 norme statali (di cui 33.000 antecedenti la nascita della Repubblica)

Eccesso di produzione legislativa che praticamente duplica a livello locale. Non più rimandabile una decisa opera di semplificazione e abrogazione delle norme più vecchie e inutilizzate. 

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L’Italia è il paese delle pandette con quasi 110.000 norme statali vigenti, di cui 33.000 leggi antecedenti la nascita della Repubblica nel 1946, compresi 21 decreti del “Duce del fascismo” che chissà perché non sono mai stati abrogati dagli antifascisti in servizio permanente effettivo.

Tante, troppe norme fotografate puntualmente da Normattiva, la banca dati della Presidenza del Consiglio che fa capo al Poligrafico dello Stato che gestisce la pubblicazione della Gazzetta Ufficiale della Repubblica, che dall’unità d’Italia (1861) ad oggi ha catalogato 203.893 norme, di cui 93.979 sono state espressamente abrogate, con il risultato che sono in piena attività ben 109.914 norme, cui vanno aggiunte le leggi delle 19 regioni e delle due province autonome, le delibere di province e comuni. Un oceano di norme in cui è sempre più difficile orientarsi e capire la reale portata delladisposizione, non fosse altro per l’odioso sistema adottato dal legislatore di fare riferimento ad una serie pressoché infinita di norme precedenti in ogni articolo e comma.

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A chi sia mai capitato leggere una qualsiasi norma, deve armarsi di santissima pazienza e di un computer collegato ad una banca dati per potere scartabellare tra i numerosissimi rimandi, i quali, ovviamente, fanno riferimento ad altri provvedimenti: un gioco dell’oca drammaticamentediabolico che comporta ore di studio certosino per avere il chiaro significato di una disposizione. Questo per un solo articolo. Figuriamoci cosa accade quando una legge è composta da più articoli, spesso decine se non centinaia, per sconfinare nella patologia della tecnica legislativa nella legge finanziaria che negli ultimi anni si è trasformata in un mostro giuridico composto da un solo articolo suddiviso a sua volta da quasi un migliaio di commi.

A questo è invalsa la pratica deteriore di caricare un provvedimento legislativo pronto per l’approvazione finale di ogni sorta di disposizioni, trasformando una norma nata tutto sommato semplice, organica e chiara in un aborto giuridico. Per non dire, poi, dell’abbandono della sana praticadi realizzare testi unici per rendere chiare e coordinate tra loro in un’unica sede le norme di settore, con il risultato che oggi parti parziali di regolazioni di interi settori sono rimandati a decine di norme tra loro disparate.

Forse, in Costituzione andrebbe inserito anche l’obbligo che una legge appena approvata contenga anche l’elenco delle norme innovate che si intendono abrogate, senza affastellare quelle nuove su quelle vecchie, creando conflitti a non finire.

Ne guadagnerebbero tutti, a partire dai cittadini e le imprese che ogni anno sprecano migliaia di ore nel districarsi – loro o i tecnici incaricati a pagamento – di districarsi nel labirinto giuridico.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.norme

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