Indice di fiducia: consumatori italiani ai massimi storici

Dato inaspettato a settembre dopo la flessione di agosto. Comportamento negativo per le imprese, per il secondo mese consecutivo. 

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In Italia l’indice di fiducia dei consumatoritornato inaspettatamente a salire a settembre dopo la flessione di agosto; il moraledelle imprese ha invece registrato una nuova correzione, ma lo spaccato settoriale offre un quadro diversificato, con una contenutaflessione nel manifatturiero, una più significativa contrazione nel commercio al dettaglio e un rimbalzo per costruzioni e servizi.

L’indice di fiducia delle famiglie ha riportato un ampio rimbalzo a 119,6 a settembre, dopo che ad agosto era sceso a 116,2: l’indice raggiunge così un nuovo massimo storico dall’inizio delle rilevazioni (1998). Tutte le principali componenti hanno registrato un miglioramento, particolarmente marcato per quanto riguarda la valutazione del clima corrente e la situazione economica nazionale. Anche le preoccupazioni relative alla disoccupazione sono calate (al livello più basso dallo scoppio della pandemia).

L’indice di fiducia delle imprese è invece diminuito, per il secondo mese consecutivo, a 113,8 a settembre da 114,2 di agosto. Tuttavia, lo spaccato settoriale è misto: il moralemigliorato nei servizi (a 112,3 da 111,8), un massimo dal 2007, e nelle costruzioni(a 155,5 da 153,8): in quest’ultimo caso, si tratta della seconda lettura più alta mai rilevata dopo il record storico di 158,6 toccato lo scorso luglio. La fiducia è invece diminuita leggermente nel manifatturiero e, in maggior misura, nel commercio al dettaglio.

L’indice di fiducia delle imprese manifatturierecalato per il secondo mese di fila (anche se meno delle attese) a settembre, a 113 da un precedente 113,2. I giudizi sugli ordinativi sono risultati poco variati (anzi si nota un aumento delle commesse provenienti dal mercato interno), ma le imprese hanno riportato un minor ottimismo prospettico relativamente a produzione e ordini futuri. Le aspettative per l’economia e per l’occupazione sono tornate a salire dopo la flessione registrata nel mese precedente. Le attese sui prezzi sono diminuite per il secondo mese consecutivo, rimanendo comunque su livelli storicamente molto elevati (29,9 contro il massimo storico di 31,8 toccato in luglio).

«Le indagini hanno offerto indicazioni miste, ma a nostro avviso – afferma il capo economista di Banca Intesa Sanpaolo, Paolo Mameli – gli aspetti positivi sono prevalenti. Infatti, le preoccupazioni per la “quarta ondata” pandemica in corso non sembrano aver pesato sul morale delle famiglie né su quello delle aziende operanti nel settore dei servizi. Sul fronte industriale stiamo assistendo a una moderata decelerazione della ripresa dopo i ritmi di crescita molto elevati visti nei mesi precedenti; prosegue invece la fase di decisa espansione nelle costruzioni».

Nel complesso, il testimone della crescitapassato dall’industria ai servizi: consumi dal lato della domanda e servizi dal lato dell’offerta saranno i principali motori di crescita nei prossimi trimestri. Anche se la decelerazione in corso nel manifatturiero dovesse accentuarsi per via dell’aggravarsi dei colli di bottiglia dal lato dell’offerta (non solo nell’approvvigionamento di materie prime e componentistica ma, in alcuni comparti, anche nel reperimento di manodopera), il contributo dei servizi in precedenza soggetti a restrizioni appare tale in questa fase da più che compensare un eventuale minore dinamismo prospettico degli altri comparti: nei servizi, i margini di recupero dopo i drammatici effetti della pandemia restano consistenti (il valore aggiunto nel II trimestre 2021 restava del 5% inferiore ai livelli di fine 2019 per l’insieme dei servizi, del 9,4% per commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, e del 14,4% per le altre attività dei servizi).

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