Anche i veicoli a biometano sono ZEV (Zero Emission Vehicle)

Per Assogasmetano questa costituisce una valida alternativa all’elettrificazione della mobilità, con vantaggi per la rete infrastrutturale già disponibile. Lo stesso vale per i carburanti liquidi a basso tenore di carbonio, utilizzabili da subito per tutti i veicoli già circolanti. 

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«Il biometano è una delle più valide soluzioni per la decarbonizzazione dei trasporti. È una fonte primaria rinnovabile che soddisfa pienamente i requisiti dell’economia circolare, la sua sostenibilità ambientale è indiscutibile, quella tecnica è largamente provata così come quella economica poiché assicura il diritto allamobilità al ceto medio – ha detto Flavio Merigo, presidente di Assogasmetano -. Per questi motivi richiediamo che ai veicoli alimentati a biometano sia riconosciuto lo status di (veri) ZEV (Zero Emission Vehicles), come già avviene in Norvegia».

L’istanza è stata espressa, nel corso del convegno “L’Italia e l’economia circolare: sarà il biometano la soluzione per coniugare aspetti ambientali, economici e strategici?”, che si è svolto a Bologna nell’ambito della manifestazioneFuels for mobility”, dove gli operatori della filiera hanno rivendicato l’utilità dell’impiego del biometano per autotrazione e l’immediatezza dei suoi benefici rispetto all’elettrico.

E lo stesso vale per i nuovi carburanti liquidi a basso tenore di carbonio, che possono contribuire da subito a ridurre grandemente l’impatto ambientale di tutti i veicoli già circolanti su strada, utilizzandol’infrastruttura distributiva già esistente senza doverne creare una nuova con forti problemi di alimentazione specie degli impianti elettrici ad alta potenza e con un ridotto numero di veicoli elettrici in circolazione che, oltretutto, non riducono l’inquinamento, ma si limitano a spostarlo dalla strada alla centrale di produzione elettrica (il 50% dell’energia elettrica generata in Europa è da fonti fossili, molto spesso da carbone e petrolio altamente inquinanti) e alla produzione della batteria.

«Un veicolo a biometano – ha dichiarato Piersandro Trevisan, del Cluster Lombardo della mobilitàimpatta sull’ambiente tanto quanto un veicolo elettrico, se si considera l’intero ciclo di vita, come già dimostrato da uno studio del Politecnico di Milano. Il biometano può coprire tutto il fabbisogno del settoredel trasporto, a partire dalle flotte».

Lorenzo Maggioni, responsabile ricerca e sviluppo del Consorzio Italiano Biogas, ha ricordato che «l’Italia, è uno dei maggiori produttori di biogas, con oltre 1.500 impianti, la maggior parte dei quali ha avviato il processo di potenziamento per la produzione di biometano in quantità tale da poter coprire tutto il settore dei trasporti a metano».

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Un distributore di biometano attivo in Svizzera.

Con le nuove tecnologie a disposizione, produrre biometano sta diventando sempre più facile ed efficiente, contribuendo tra l’altro a ridurre l’impatto ambientale di parti di rifiuti urbani (dalla frazione umida ai fanghi di depurazione degli impianti fognari) producendo energia sostenibile e rinnovabile. E un contributo ancora maggiore potrebbe arrivare da una migliore coltivazione delle aree agricole e boschive abbandonate, producendo vegetali che non entrano in concorrenza con la filiera alimentare umana e animale, oltre a recuperare cascami e scarti che, se non recuperati dall’ambiente, possono contribuire ad innescare e amplificare gli effetti degli incendi, oltre a favorire la diffusione di fitopatologie.

Per il senatore Paolo Arrigoni, esponente della Lega e componente della XIII Commissione permanente(territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato, «per valutare l’impatto ambientale dei veicoli non bisogna considerare le emissioni al tubo di scarico, ma certificarle sulla base dell’intero ciclo di vita del veicolo. Per questo il biometano contribuisce concretamente agli obiettivi della decarbonizzazione. Il processo di transizione deve essere graduale: diciamo no al diktat per mettere al bando i motori endotermici, perché è una decisione che ha dei costi economici e sociali molto alti». Oltre a buttare via tecnologie sviluppate in Europa dove la manifattura italiana ha una indiscutibile posizione di primazia e a conseguenze di carattere strategico e geopolitico, consegnando l’Europa tra le braccia del monopolista cinese in fatto di elementi strategici per la produzione dei veicoli elettrici: uno scenario che l’Unione non puòassolutamente permettersi.

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