Caritas, crescono i nuovi poveri specie in Trentino Alto Adige

Nel 2020 aiutate 2 milioni di persone. E il 30% dei “nuovi poveri” è in difficoltà anche nel 2021. Il 20% degli assistiti percepisce il reddito di cittadinanza. 

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La povertà è sempre più protagonista in Italia, anche in realtà ricche come l’autonomo Trentino Alto Adigeo la Val d’Aosta, con il fenomeno che riguarda soprattutto i “nuovi poveri”, ovvero coloro che prima della pandemia e delle scellerate chiusure imposte dal governo BisConte godevano di una certa sicurezza economica.

Nel 2020 la Caritas in Italia ha complessivamente supportato 1,9 milioni di persone, una media di 286 individui per ciascuno dei 6.780 servizi gestiti dallo stesso circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali.

Delle persone sostenute nell’anno di diffusione della pandemia Covid-19, quasi la metà il 44%, ha fattoriferimento alla rete Caritas per la prima volta. Tra le regioni con più alta incidenza di “nuovi poveri” si distinguono Valle d’Aosta (61,1%) Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino Alto Adige (50,8%). Per i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 34 anni le nuove povertà pesano per il 57,7%.

La crisi socio-sanitaria, legata alla pandemia di Covid-19, ha anche acuito le povertà preesistenti: cresce la quota di poveri cronici, in carico al circuito delle Caritas da 5 anni e più (anche in modo intermittente), che dal 2019 al 2020 passa dal 25,6% al 27,5%. L’età media delle persone incontrate è 46 anni, dato che si conferma immutato rispetto al pre-pandemia. Oltre la metà delle persone che hanno chiesto aiuto al circuito Caritas (il 57,1%) ha al massimo la licenza di scuola media inferiore, percentuale che tra gli italiani sale al 65,3% e che nel Mezzogiorno arriva al 77,6%. Il 64,9% degli assistiti dichiara di avere figli (percentuale che in valore assoluto corrisponde a oltre 91.000 persone); tra loro quasi un terzo vive con figli minori (pari a 29.903 persone).

Quasi il 30% dei “nuovi poveri”, quelli legati alla pandemia che mai si erano rivolti alla Caritas prima del 2020, ha continuato ad avere bisogno di aiuto anche in questo 2021. Dei “nuovi poveri” seguiti nel 2020, le cui richieste di aiuto si possono immaginare fortemente correlate alla crisi socio-sanitaria legata alla pandemia,oltre i due terzi (esattamente il 70,3%) non ha fatto più ricorso ai servizi Caritas. Un dato, questo, che si presta a una lettura ambivalente: da un lato, può essere preso come un segnale di speranza e di ripartenza; dall’altro, non si può non occuparsi e preoccuparsi di quel 29,7% di persone che ancora oggi nel 2021continuano a “non farcela” e che rischiano di vedere in qualche modo “ossificarsi” la propria condizione di bisogno.

Allargando, infine, lo sguardo agli assistiti complessivi del 2021 la fotografia che emerge dai primi otto mesi dell’anno (gennaio-agosto) vede la crescita del 7,6% il numero di persone assistite rispetto al 2020; nel post pandemia torna a calare l’incidenza dei “nuovi poveri” che costituiscono il 37,0% del totale; il dato, se confermato, tornerebbe ad allinearsi a quello degli anni del pre-Covid-19. Sale la quota di chi vive forme di povertà croniche (27,7%); più di una persona su quattro è accompagnata da lungo tempo e con regolarità dal circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali. «Preoccupa anche la situazione dei poveriintermittenti” (19,2%), che oscillano tra il “dentro-fuori” la condizione di bisogno, collocandosi a volte – sottolinea Caritas – appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari(separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.)».

Infine, una persona su cinque (19,9%), di quelle accompagnate nel 2020 dalla Caritas, dichiara di percepireil reddito di cittadinanza. Tra gli italiani l’incidenza dei percettori sale al 30,1%, scende invece al 9,1% tra gli assistiti stranieri. Nelle regioni del Mezzogiorno l’incidenza di chi percepisce la misura è molto più elevata(pari al 48,3%), rispetto alle regioni del Nord (23,4%) e del Centro (8,5%).

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