Alitalia fallisce dopo aver bruciato 13 miliardi di euro negli ultimi 40 anni

Sulle sue ceneri nasce Ita, ma con dimensioni troppo piccole per competere adeguatamente sul mercato aereo.

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Alla fine, dopo le ultime contorsioni finanziarie, Alitalia è fallita e sulle sue ceneri ancora fumanti nasce Ita, Italia Trasporto Aereo, lasciando un’eredità finanziaria molto pesante per i contribuenti italiani che, negli ultimi 40 anni, hanno speso oltre 13 miliardi di euro per avere un servizio sempre meno efficiente e di qualità.

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I problemi di Alitalia si sono aggravati negli ultimi 10 anni, con la forte crescita del trasporto ferroviario ad alta velocità che ha avvicinato le grandi città tra loro con la comodità di avere la stazione nei centri città senza doversi sobbarcare lunghe trasferte e procedure d’imbarco per raggiungere l’aeroporto. Di fatto, su molte tratte, il viaggio su ferro è diventato via via sempre più conveniente sia per il risparmio di tempo che per i costi, specie dopo l’arrivo della concorrenza.

Comunque sia, Ita nasce un po’ zoppa, con circa 2.800 dipendenti (in gran parte ex di Alitalia) e una cinquantina di aerei, decisamente pochi per avere un’offerta di voli adeguati per puntare al rilancio, tanto che da molte voci si sente dire che questo è prodromo per la cessione definitiva di Ita ad un vettore decisamente più grande, che lo trasformerà solo in alimentatore di hub tedeschi o francesi.

Gli sprechi di Alitalia sono stati resi possibili da una serie di dirigenti che hanno decisamente sottoperformatorispetto alle loro ingentissime retribuzioni (e liquidazioni d’oro per solo pochi mesi di funzione), oltre che da una politica romana che ha imbottito la ex compagnia di bandiera di tutto e di più all’insegna del migliore clientelarismo e rigidità operativa, tanto che quando è stato lanciato il secondo hub italiano, quello di Malpensa, Alitalia non è stata capace di trasferire parte del proprio personale romano su Malpensa, tanto da dover allestire navette quotidiane andate e ritorno per portare sul luogo di servizio il personale di stanza a Roma. Con tutto quel che ne consegue in termini di costi e di efficienza operativa.

Alitalia cessa con una curiosità legata alle retribuzioni, in quanto i dipendenti che rimangono a carico della compagnia in liquidazione in regime di cassa integrazione finiscono per guadagnare di più di quelli che sono stati assunti da Ita e che lavorano ad orario pieno. Ancora una volta, in Italia guadagnano più gli scansafatiche, dai percettori del reddito di cittadinanza al personale di volo di Alitalia in Cig, che coloro che lavorano regolarmente.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.alitalia

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