Quando lavorare onestamente non paga: il caso di un artigiano

In pensione a 62 anni dopo 42 anni di contributi incassa una pensione di 615 euro al mese, meno di uno sfaticato con il reddito di cittadinanza. 

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lavorare onestamente non paga

L’Italia è davvero uno strano Paese, dove lavorare onestamente non paga, dove chi rischia e lavora in proprio è trattato a calci in culo, mentre chi fa il mantenuto nullafacente è coccolato, riverito e ricoperto di denaro pagato da chi rischia e lavora dai governi di tutti i colori, Draghi incluso.

Un lettore ha portato all’attenzione una situazione molto concreta, quella di un artigiano lavoratore autonomo che, mosca bianca, si è sempre piccato di volere operare in regola, pagando tutte le tasse e i contributi. Ebbene, costui appena andato in pensione scopre un’amara verità, dopo 42 anni di contributi versati e alla tenera età di 62 anni: quello che incassa a meritato riposo raggiunto è inferiore a quanto percepisce uno sfaticato con il reddito di cittadinanza.

«Il mio amico è rimasto male a vedere quando gli riconosce l’Inps dopo una vita di lavoro onesto, dopo avere versato almeno 150.000 euro di contributi in 42 anni di lavoratore autonomo e 6 anni da dipendente, senza mai avere potuto usufruire di malattie pagate, ferie pagate, disoccupazione, o ammortizzatori sociali vari, con il rischio ogni giorno di portare a casa la pagnotta per sé e la sua famiglia: poco più di 600 euro al mese» elenca il nostro lettore.

Da notare che l’artigiano in questione ha deciso di ritirarsi perché il settore in cui opera è stato disastrato dagli effetti della pandemia e dalla crescita del lavoro in nero che rendevano la sua prestazione non più competitiva sul mercato, specie quello delle famiglie, tanto che negli ultimi due anni ha dovuto pure indebitarsi per tenere a galla l’attività e la famiglia, salvo vedere non migliorare la situazione economica, preso tra entrate al lumicino e appuntamenti con bollette, tasse e balzelli vari sempre ben puntuali.

«Ma la cosa che più scandalizza di questa situazione è la seguente – dice il nostro lettore -: se il mio amico non avesse versato assolutamente nulla in tutti questi anni, lavorando in nero o addirittura non lavorando affatto, facendosi sostenere dallo Stato, al raggiungimento dei 67 anni avrebbe percepito una pensione sociale di 670 euro che prossimamente dovrebbe diventare 780. Non vi sembra un paradosso?» Difficile dargli torto: lavorare onestamente non paga, almeno in Italia.

Una situazione indifendibile che invece di venire corretta pare destinata a protrarsi nel tempo visto che il governo Draghi nella Finanziaria 2022 ha trovato un miliardo di euro fresco per allargare il tesoretto cui fare attingere il reddito di cittadinanza (che arriva ad 8 miliardi), mentre per tagliare il fisco – e sappiamo tutti quanto sia indispensabile per rilanciare l’economica la riduzione delle tasse – ci sono appena 7 miliardi. Con il risultato che non se ne farà nulla e l’Italia rimarrà uno dei paesi mondiali con la più alta pressione fiscale sul lavoro regolare e con il più alto cuneo fiscale tra guadagni lordi e netti.

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