Referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia: dopo 4 anni ancora nulla

Roma sta facendo melina, complice anche lo scarso impegno del leader leghista Salvini, che ormai ha abiurato al Nord per il “Prima gli italiani”. 

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maggiore autonomia

Sono passati quattro anni da quel 22 ottobre 2017 i cui più di 2,2 milioni di Veneti e oltre 3 milioni di Lombardi si recarono alle urne nel referendum popolare per chiedere maggiore Autonomia nel solco indicato dalla Costituzione. Oggi, dopo 4 anni, l’Autonomia è ancora lungi dall’essere realtà, complice le sabbie mobili romane e la melina dei partiti nazionali, Lega Salvini Premier compresa che ha di fatto tradito la missione della Lega Nord.

«Quattro anni fa, 2.273.985 veneti, recandosi alle urne, chiesero democraticamente che fosse assegnata maggiore autonomia alla nostra Regione. Oggi, quella richiesta, nonostante le molte, troppe promesse disattese da Roma, non viene meno. Anzi, siamo sempre più saldi nella nostra convinzione: il Veneto deve avere l’Autonomia, è un suo diritto costituzionale e ha dimostrato di meritarsela» afferma Alberto Villanova, presidente dell’Intergruppo Zaia Presidentee Liga Veneta per Salvini Premier.

Per Villanova «il quarto anniversario del referendum per l’Autonomia differenziata del Veneto è ancora un percorso lungo e complesso, ma le difficoltà incontrate sul nostro cammino fino ad ora non ci hanno scoraggiato. Nel corso di questi quattro anni ci hanno accusato di voler spaccare l’Italia, di voler attuare una ‘secessione dei ricchi’, di essere egoisti. Quanto accaduto negli ultimi due anni, con la devastazione creata dalla pandemia, ha reso a tutti evidente che la solidarietà tra Regioni non verrà mai meno. Abbiamo ampiamente dimostrato che non è questo il nostro obiettivo. Chiediamo solamente che ci venga riconosciuto quanto la Costituzione già prevede. Non ne facciamo una semplice questione economica. Poter attuare una più efficace gestione dei fondi significa poter migliorare i servizi ai nostri cittadini: la sanità, l’istruzione, le infrastrutture. È per questo che dobbiamo continuare a insistere sulla via dell’Autonomia».

Per il senatore UDC Antonio De Poli, «sono trascorsi 4 anni dal referendum dell’Autonomia. La volontà espressa da 2,2 milioni di cittadini in un referendum che è espressione della democrazia non ha trovato ancora riscontro. Il Veneto oggi rivendica questo traguardo con forza. Ai governi di qualsiasi colore politico noi chiediamo e continueremo a chiedere di rispettare l’orientamento chiaro e netto espresso dai Veneti. Non ci sono vie di mezzo. Dove è finita la legge quadro? La aspettiamo al varco del Parlamento. Chiediamo al presidente del Consiglio, Mario Draghi, una data certa su una riforma che è centrale anche in vista delle risorse del Recovery».

«Al Governo chiediamo di mantenere gli impegni assunti nel Documento di economia e finanza a proposito dell’autonomia differenziata delle Regioni. Bisogna accelerare il percorso – sottolinea De Poli -: maggiore autonomia vuol dire maggiore responsabilità nell’utilizzo delle risorse, anche perché i fondi del Recovery che arriveranno dall’Europa richiedono capacità di spesa di Regioni, province e comuni. Senza il traguardo dell’Autonomia, si rischia di perdere la grande opportunità del Recovery».

«Entro la fine di questa legislatura possiamo completare il percorso dell’autonomia regionale differenziata» dichiara l’onorevole Fabrizio Cecchetti, vice capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati e coordinatore della Lega Lombarda.

«Anche la Regione Veneto – sottolinea Cecchetti – si sta muovendo parallelamente dopo la decisione del Governo di riaprire al federalismo differenziato, un’esperienza già collaudata in altri Stati europei con ottimi risultati».

Sull’Autonomia «la Lombardia è pronta. Stiamo lavorando con impegno insieme al Veneto, condividendo sui tavoli una strategia comune. Attendiamo la chiamata del ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini – afferma l’assessore lombardo all’Autonomia e alla cultura, Stefano Bruno Galli, fervente sostenitore dell’Autonomia -. Quattro anni fa più di tre milioni di cittadini lombardi hanno votato “Sì” al referendum consultivo territoriale per l’autonomia chiedendo con il loro voto di imboccare il percorso del regionalismo differenziato come previsto dalla nostra Costituzione».

I ritardi nell’iter, secondo Galli, hanno una responsabilità precisa: «purtroppo abbiamo perso quasi due anni a causa dello stop ideologico deciso dal governo di centrosinistra del BisConte. Ma ora vogliamo ripartire dalle proposte messe allora sul tavolo. Anche perché il dossier che abbiamo preparato è pronto da tempo per essere portato sul tavolo del ministro competente».

 

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