Pandemia Covid-19: un libro svela particolari inquietanti della gestione di Speranza & Co.

“La grande inchiesta di Report sulla pandemia” toglie il velo a una gestioen fallimentare della pandemica e alla capacità di mentire e sottovalutare l’emergenza da parte del ministro alla Sanità che deve dimettersi. 

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Arriva in libreria per i tipi di ChiarelettereLa grande inchiesta di Report sulla pandemia” (350 pagine, 19 euro) di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini con introduzione di Sigfrido Ranucci che apre uno squarcio sulla fallimentare gestione della pandemia da Covid-19 da parte del ministero alla Salute ed in particolare del suo responsabile politico, Roberto Speranza che, tra una sottovalutazione e una menzogna ai cittadini e al Parlamento, deve solo dimettersispintaneamente” dal suo incarico.

«Questo libro – si legge nella nota di presentazione diffusa da AdnKronos – è il risultato di un lavoro investigativo durato circa due anni, ora finalmente a disposizione dei lettori, con dettagli esclusivi, testimonianze inedite e un racconto incalzante che somiglia in molti passaggi alla sceneggiatura di un film, tra fonti coperte, e-mail che nessuno avrebbe dovuto scoprire, dossier misteriosamente scomparsi, manovre diversive e colpi di scena».

«Report è da sempre la trasmissione che non piace al potere, l’inchiesta sulla pandemia fotografa alla perfezione il perché. Quattro puntate, alcune delle quali hanno fatto il giro del mondo finendo sulle prime pagine dei principali giornali internazionali e rivelando un groviglio di interessi, complicità, negligenze e coperture istituzionali di altissimo livello. La grande inchiesta di Report sulla pandemia restituisce anche il fuoriscena dell’indagine, gli appostamenti, le interviste negate, le tecniche investigative e la determinazione degli autori, insieme a Sigfrido Ranucci, nel non mollare mai, seguendo fino in fondo la pista del piano pandemico, l’intuizione da cui tutto ha avuto inizio».

In questa storia, si spiega, «si muovono colletti bianchi, dirigenti ministeriali, alti funzionari dell’Oms, ricercatori sconosciuti che improvvisamente, grazie a Report, hanno loro malgrado una vasta esposizione mediatica, magistrati impegnati a cercare le responsabilità nella gestione della pandemia ma anche personaggi in prima linea nella grande partita dei vaccini, che nasconde conflitti d’interessi che non possono essere taciuti. Ampio spazio è dedicato all’oggi, al nuovissimo piano pandemico allestito in fretta e furia dai dirigenti della Salute. Un occhio è puntato alle lezioni apprese per prepararci al futuro, sempre grazie a un lavoro investigativo sul campo e al racconto di quella che a tutti gli effetti è un’altra emergenza sanitaria mondiale, l’antibiotico-resistenza. Non possiamo, di nuovo, farci trovare impreparati»

Al ministero della Salute «non avevano la contabilità delle polmoniti recenti: le polmoniti di fine 2019 non sono state contabilizzate fino a maggio 2020, quando il primo traumatico lockdown era già finito e trentamila persone erano già decedute. A Report siamo riusciti a ottenere della documentazione interna molto eloquente: ci chiediamo se questo testo non possa essere l’interruttore che farà scattare nella Procura di Roma un certo interesse nei confronti del tema».

Era il 26 febbraio 2020, ricostruiscono gli autori, quando la segreteria del viceministro (e medico) grillino Sileri «si è messa in contatto con l’Ufficio prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale, guidato da Francesco Paolo Maraglino» chiedendo via mail «i dati relativi al numero dei ricoveri a seguito di polmonite nelle regioni indicate per i mesi di gennaio e febbraio 2020».

«La prima risposta doveva essere sembrata poco esaustiva a Sileri, che tramite il suo segretario Francesco Friolo tornò alla carica, rincarando la dose. Il 9 marzo scrisse direttamente al segretario generale del ministero della Salute, Ruocco, chiedendo i dati del 2019 che, si supponeva, fossero già messi a registro: “Preg.mo segretario generale, il viceministro è rimasto perplesso del tempo impiegato per fornire una ‘non risposta’ come quella pervenuta. Detto questo, il viceministro attende cortesemente l’invio dei dati relativi al numero dei ricoveri a seguito di polmonite nelle regioni Lombardia/Veneto per tutto l’anno 2019, attendendo inoltre, nella giornata del 16 marzo, i dati riguardanti il mese di gennaio 2020”. A quanto pare questo sollecito da parte dell’ufficio di Sileri fece arrabbiare Ruocco, che incalzò il direttore Maraglino con un’email a caratteri cubitali: “MANDATE QUEI DATI A SILERI!!!!! fateli girare GR”».

Ebbene, «il 19 marzo una risposta arrivò», ma «ciò che il viceministro e il suo staff scoprirono quel giorno fu che i dati non c’erano e ci sarebbero voluti ancora due mesi, fino al 23 maggio, per avere una risposta più comprensiva, il cui succo però sarebbe stato che non c’erano numeri completi nemmeno per l’anno precedente». Insomma, «eravamo a metà marzo e nessuno aveva davvero il polso della situazione, contro ogni linea guida dell’Oms e contro l’impegno internazionale dell’Italia a mantenere la capacità di risposta a eventi pandemici».

«Nei primi giorni di febbraio, durante una riunione della task force, il viceministro Sileri – raccontano gli autori -, appena rientrato da Wuhan – la città cinese ormai tristemente nota a tutti come focolaio della pandemia -, aveva messo in guardia sui pericoli del virus, ma a noi ha rivelato: A un certo punto, un autorevole componente della task force, si gira verso di me e con le mani sulle parti basse, in maniera plateale, davanti a tutti esclama: “A Silè, e nun portà sfiga!”».

«Ranieri Guerra condivise con Tedros, in un rapporto di missione del 16 marzo 2020, le sue perplessità sia sulla scarsa preparazione italiana in termini di prevenzione delle infezioni, sia sulla guidance offerta ai medici di base, sia sull’incapacità di attivare strumenti di Digital Health, che pure abbiamo. Tutte cose che un piano aggiornato avrebbe potuto contemplare e applicare. Dunque, alla fine dei giochi, Guerra la pensava in modo molto simile a Zambon».

«Nel suo libro – sottolineano gli autori – Ranieri Guerra snocciola un lungo elenco di errori commessi dall’Italia. In cima alla lista, la perdita di tempo di chi doveva decidere. Tra gennaio e febbraio non era stato attivato il piano pandemico vigente, né era stato subito integrato con misure specifiche contro il Covid. L’Italia, sostiene Guerra, ha scelto di attivare a fine gennaio un piano specifico scritto ex novo contro il Covid, frutto degli scenari elaborati da Merler. È sempre lo stesso equivoco, aggiungiamo, documenti alla mano: quel piano non fu mai attivato. Dai verbali del Cts sappiamo che fu ultimato ai primi di marzo e, come rispose Agostino Miozzo alla richiesta di chiarimenti dell’ex capo di Gabinetto Zaccardi del ministro Speranza ad aprile, si trattava solo di scenari, lo abbiamo raccontato in questo libro. Quindi non c’era nessun piano da seguire».

«Nuove battaglie si profilano già all’orizzonte» e «il tempo di prepararsi è adesso. Perché questo libro sia utile dobbiamo poter identificare quella che potrebbe diventare la prossima minaccia: si tratta dei batteri resistenti ai farmaci, e per organizzare la controffensiva occorre capire che cosa abbiamo sbagliato con il Covid-19».

Secondo gli autori, su questo fronte, «in Italia, il risultato in costi umani è di circa 11.000 morti all’anno, soprattutto fra pazienti fragili o deboli che contraggono le cosiddetteica” – le infezioni correlate all’assistenza – negli ospedali, nelle Rsa, negli ambulatori e in altri ambienti simili. In Europa si stimano 700.000 infezioni antibiotico-resistenti e 33.000 morti ogni anno. Insomma, l’Italia conta circa un terzo di tutti i decessi europei, un campanello d’allarmeche deve essere messo in relazione, pur con tutte le differenze rispetto al virus, con l’impreparazione che abbiamo sperimentato nei confronti del Sars-CoV-2. Basti pensare che una delle risposte più efficaci è la corretta igiene delle mani, che richiede l’approvvigionamento e la fornitura di dispenser di gel alcolici. Eppure, fino al 2020, quei dispenser non erano così ben diffusi e utilizzati nelle strutture di cura come oggi. Si stima che, in confronto ad altri paesi, una delle cause della più alta mortalità in Italia fra i pazienti Covid ospedalizzati sia proprio la presenza di fenomeni di amr (dall’inglese antimicrobial resistance, resistenza antimicrobica) nei luoghi di cura».

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