Automotive, Bonomi: sull’elettrico l’Ue viola la neutralità tecnologica

«L'abbandono del Diesel è stato un suicidio europeo». Dreosto: «benvenuto al presidente di Confindustria sul carro della lotta all’inquinamento non ideologica». 

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Carlo Bonomi, presidente di Confindustria.

Bagno di realismo e di pragmatismo da parte del presidente di Confindustria nel corso del festival Bergamo Città Impresa a proposito della transizione energetica e, soprattutto, della filiera automotive attesa ad un radicale cambiamento che distruggerà centinaia di migliaia di posti di lavoro e competitività del sistema Europa nell’ambito dei mercati globali.

«Quando spinge sull’auto elettrica, la Commissione europea si muove contro un principio che aveva inizialmente affermato di rispettare, quello della “neutralità tecnologica” con cui realizzare la transizione energetica e il tagliodelle emissioni – attacca Bonomi -. Bisogna spigare come la accompagniamo la transizione, perché va detto in maniera molto chiara che queste transizioni hanno un costo su interi pezzi di filiere che andranno a sparire».

Bonomi ha fatto l’esempio del «distretto dei bulloni in Brianza, il primo al mondo e visti i numeri capiamo cosa succederà se scegliamo l’elettrico dove si usano molto meno che nelle auto con motori termici. Sull’elettrico noi non abbiamo le tecnologie, non abbiamo le materie prime, non abbiamo le batterie e le batterie andranno smaltite e non abbiamo gli impianti di smaltimento. In nome della transizione azzeriamo la produzione del Paese e ci prendiamo solo i problemi».

Bonomi commenta anche il precipitoso abbandono della tecnologia Diesel, un motore che in Europa è stato sviluppato per portarlo alla sua massima efficienza e minor impatto ambientale: «l’abbandono del Diesel è stato un suicidio europeo e lo abbandoniamo per gli errori e gli scandali commessi dall’industria tedesca negli Usa».

Il presidente di Confindustria critica apertamente il comportamento della Commissione europea che su transizione energetica e tagli alla CO2 ha adottato un atteggiamento «molto ideologico», accelerando gli obiettivi precedentemente concordati ha già «spiazzato le industrie senza consultarle» e non tiene conto di quanto avviene in altre grandi economie del mondo, che non si muovono alla sua stessa velocità sui tagli, pur producendo molte più emissioni.

«Ovvio che abbiamo un percorso da iniziare, che però non mi sembra così aperto nel dialogo da parte del vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, che ha un approccio mi sembra molto ideologico. Tutti noi vogliamo vivere in un mondo più bello e pulito, il tema della transizione è ineludibile. Il punto – ha spiegato Bonomi– è come ci arriviamo: non è pensabile che l’Ue si ponga degli obiettivi così ambiziosi, tra l’altro rivedendoli, e oggi l’industria che aveva fatto investimenti sulla base degli obiettivi precedenti è completamente spiazzata dai nuoviobiettivi posti, senza averli condivisi prima. E se noi siamo come Europa un continente che emette l’8% dei gas serra globali e poi sentiamo che l’India che dice che fino al 2070 non se ne parla e la Cina che, con gli Usa, si impegna a fare il meglio possibile aprendo 18 nuove centrali a carbone, e assieme fanno il 33% delle emissioni, le due cose non si tengono insieme».

Bonomi è allarmato anche sulla velocità, decisamente lenta e a strappi, con cui si muove il Piano azionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che rischia seriamente di finire nelle sabbie mobili della burocrazia e della politica inconcludente. «Il PNRR è una grande opportunità se lo inseriamo in una grande visione di paese che mi sembra venga un po’ a mancare. Anche nella legge di bilancio 2022 è tornata la battaglia delle bandierine. Se vogliamo fare la transizione e nella legge di bilancio metti miliardi su reddito di cittadinanza e Quota 102, dov’è la visione? Dov’è la transizione? Cosa c’è nella legge di bilancio per i giovani? 416 milioni per l’acquisto della “prima casa”, qualche giornata per il congedo parentale e poco più. Qualche dubbio mi viene: sto indebitando i figli ancora non nati dei figlidi “Next Generation UE”, saranno loro che nel 2050 pagheranno le ultime rate del debito. Qual è la politica industrialeche sta alla base del PNRR? Quei fondi dovevano andare alla crescita, dovevano essere la spinta per la crescita, non coprire progetti già cantierati, ci siamo presi 537 impegni da rispettare con la Commissione europea di qui al 2026, dovremmo fare 23 riforme solo da adesso alla fine dell’anno. Sinceramente comincio ad avere qualche preoccupazione».

Bonomi prosegue con la sferzata alla politica: «non vedo politica di strategia industriale. Non vedo la visione, se sbagliamo le scelte di oggi, avremo i problemi di domani. Se non cresciamo al 4% di PIL, questo Paese non riesce a restituire il debito e prima o poi l’Europa chiuderà le maglie larghe. Poi non si dica che l’UE è cattiva. Prima o poi l’UE tirerà la riga per dire di rientrare nelle regole, allora non vorrei che poi si dicesse di nuovo che l’UE è cattiva. Bisogna dare una mano a questo Governo a fare le riforme adesso o mai più. E’ il momento di dare risposte a chi ha sofferto di più in questa pandemia: donne, giovani e lavoratori con contratto a tempo determinato. Ci vuole una collaborazione pubblico-privato per costruire oggi il Paese dei prossimi 30 anni».

Bonomi ne anche per le scelte energetiche del Paese: in Italia «il tema del nucleare dovrà essere riaffrontato, perché con il referendum degli anni ’80 del secolo sorso è stata fatta una scelta sulle tecnologie disponibili allora, ma oggi le tecnologie sono cambiate».

In Francia il presidente Emmanuel Macron «ha annunciato durante un discorso alla nazione l’apertura di nuove centrali nucleari. Non so se il nucleare è sicuro e pulito, ma il dibattito va affrontato. Non è possibile – ha proseguito Bonomi – che 14 paesi in Europa abbiano le centrali e che i paesi del Nord che ci facciano la lezioncina. Prima hanno traforato come una groviera il mare del Nord e ora diconobasta fossile”. Ma lo dite perché lo avete finito voi» accusa.

Le affermazioni d Bonomi sono salutate con deciso interesse da parte dell’eurodeputato Marco Dreosto (Lega) secondo cui «anche il leader degli industriali italiani, Carlo Bonomi, s’accorge che le strategie europee in fatto di lotta al cambiamento climatico sono un boomerang sociale ed economico, oltre che politico, e che l’abbandono di una tecnologia efficiente (e sviluppate in Europa) come il Diesel a favore dell’elettrico cinese costituisce “un suicidio sull’altare degli errori e degli scandali commessi dall’industria tedesca negli Usa”, che su truffe e maneggi vari non transigono e colpiscono duramente. Se qualche dirigente del gruppo Volkswagen ha preferito fare magheggiper risparmiare nell’adozione dei dispositivi antiinquinamento, non per questo si deve condannare una tecnologiache, oggi, è al vertice per efficienza ed emissioni inquinanti, quasi inesistenti con lo standard Euro 6 pieno».

Anche Dreosto critica la linea decisionale europea: «puntare, come intende fare la Commissione europea con il suo pianoFit for 55solo sulla mobilità elettrica costituisce un clamoroso errore che può costare caro, carissimo alla società europea con centinaia di migliaia di posti di lavoro persi nelle filiere dell’automotive, la perdita di capacità tecnologica ed innovativa, la dipendenza geopolitica ed economica dai monopoli cinesi in fatto di materiali di base indispensabili per la produzione delle batterie e dei motori elettrici. Si deve avere il coraggio di rivedere scelte errate basate solo su presupposti ideologici. Il motore termico ed il Diesel in particolare, costituisce e costituirà per almeno il prossimo ventennio la forma più efficiente e ambientalmente meno impattante di mobilità».

Dreosto cita il rapporto sul reale impatto ambientale dell’auto elettrica: «la stessa Volvo (proprietà cinese di Geely) in un suo studio appena diffuso ha reso noto che la versione elettrica di un’auto termica di sua produzione inquinadi più sia all’atto della produzione che nella sua gestione (se si utilizza il mix energetico attuale, gran parte basato su fonti fossili). E visto che il confronto Volvo lo ha fatto con un’auto a benzina, se il medesimo confronto lo avesse fatto con la versione Diesel (più efficiente di almeno il 30% del motore a benzina) il risultato sarebbe stato ancora più a favore della propulsione termica».

Di qui la richiesta di Dreosto di un cambio sostanziale di direzione verso obiettivi più realistici e concreti: «più che investire sulla creazione di una rete faraonica di punti di ricarica per un mercato dell’auto elettrica europeo ancora inesistente, la Commissione punti sul sovvenzionare carburanti a basso tenore di carbonicogià sviluppati dalla tecnologia europea – che hanno il non trascurabile vantaggio di potere essere utilizzati da subito sui 350 milioni di veicoli già in circolazione in Europa limitandone grandemente le emissioni inquinanti, di utilizzare la rete logistica già esistente e, soprattutto, di non uccidere la filiera europea dell’automotive».

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