Gas Plus apre il cantiere per attivare il giacimento metanifero nel Ravennate

Avviata realizzazione primo pozzo progetto Longanesi. Auspicabile che il governo Draghi autorizzi lo sfruttamento dei giacimenti nell’Adriatico. 

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Gas Plus, Società Padana Energia S.r.l. quotata in Borsa, ha avviato la realizzazione del primo dei quattro pozzi delprogetto Longanesi individuato oltre un decennio fa, profondo oltre 2.500 metri, dando così il via alla fase di sviluppo del più importante progetto italiano del gruppo, ubicato in provincia di Ravenna, con oltre 1,7 miliardi di riserve di gas metano di cui circa 1,1 miliardi di competenza della società.

«La realizzazione del progetto Longanesi, che fa seguito all’avanzato grado di sviluppo del progetto MGD nel Mar Nero rumeno, è una tappa storica dei nostri programmi di sviluppo – ha detto l’amministratore delegato di Gas Plus, Davide Usberti -. La messa in esecuzione di tale progetto vuole anche essere un segnale, rispetto all’attuale fase di estrema criticità degli approvvigionamenti di gas naturale, del contributo che possono dare le produzioni nazionali. In tal senso, il gruppo ha peraltro la possibilità di dar corso ad interventi di riavvio di ulteriori concessioni a gas in Italia ed auspica, quindi, che il contesto normativo in itinere contempli l’utilizzo di tali risorse».

L’avvio è un buon segnale di inversione di tendenza dopo lustri di immobilismo, con il Paese sempre più esposto alle volubili tendenze del mercato, come quella in corso che ha spinto il prezzo del gas metano ai massimi storici. E, nonostante le proteste degli ambientalisti, lo sfruttamento del metano nazionale è la migliore risposta alla riduzione dell’impatto ambientale globale, grazie ai minori costi energetici di trasporto.

In questo contesto, è auspicabile che venga al più presto rimossa anche la moratoria dello sfruttamento delle ingenti risorse scoperte sotto il fondale del mare Adriatico. Stare alla finestra, quando i paesi rivieraschi dell’altra sponda si stanno già muovendo per sfruttare il giacimento nella rispettiva area di competenza, rischia di regalare loro anche la quota italiana, rinunciando ad una risorsa che costa circa 4 euro al metro cubo contro gli oltre 100 di quello importato.

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