Targhe estere: la Corte europea boccia la norma italiana

De Menech: «rivedere al più presto il Codice della strada per non penalizzare gli emigrati italiani che lavorano all’estero».

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targhe estere

La norma del Codice della strada italiano che vieta di circolare con un veicolo immatricolato all’estero a chiunque sia residente in Italia da più di 60 giorni è contraria al diritto europeo: lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea, bocciando la norma nel cosiddetto decreto Salvini del 2018, che stabilì la modifica dell’articolo 93 del Codice della strada e il divieto di circolazione con targhe estere in Italia per cittadini italiani.

La sentenza scaturisce da una multa comminata dalla Polizia stradale di Massa a una coppia di coniugi che viaggiava a bordo di un’automobile immatricolata in Slovacchia, di proprietà della signora, ivi residente, ma guidata dal marito, che invece era residente in Italia da più di 60 giorni.

La violazione dell’articolo 93 prevede una multa di 711 euro (497,70 con lo sconto), il ritiro della carta di circolazionee il trasporto del veicolo in luogo non soggetto a pubblico passaggio. Entro i successivi 180 giorni il veicolo dev’essere immatricolato in Italia o portato all’estero con foglio di via. L’ulteriore violazione di quest’obbligo comporta la confisca del mezzo da parte dello Stato.

Della previsione solo due eccezioni: quando il veicolo è nella disponibilità del conducente grazie a contratto di leasing o noleggio senza conducente con un’impresa estera senza sede in Italia, oppure in comodato d’uso per rapporto di lavoro o collaborazione con un’impresa straniera senza sede in Italia. In queste situazioni, però, a bordo del veicolo dev’essere presente un documento, sottoscritto dall’intestatario del mezzo, dal quale risulti il titolo e la durata della disponibilità del veicolo. L’assenza a bordo del documento che attesti il leasing, noleggio o comodato comporta, se il documento esiste, una sanzione di 250 euro (175 con lo sconto).

La norma italiana sulle targhe estere è stata ritenuta in contrasto con il diritto comunitario. Per la Corte europea, il prestito d’uso transfrontaliero a titolo gratuito di un autoveicolo è «qualificabile come movimento di capitali» e, quindi, la norma italiana è a tutti gli effetti una restrizione alla libera circolazione di tali capitali, inammissibile tra Paesi dell’Unione.

«Dovremo rivedere la norma sulle targhe estere del Codice della strada che vieta a chiunque sia residente da oltre 60 giorni di circolare sul territorio italiano con un veicolo immatricolato in altro Stato membro – afferma il deputato bellunese Roger De Menech -. È il caso di migliaia di Bellunesi che hanno gelaterie e attività imprenditoriali in Austria, Svizzera, Germania Slovenia, Francia, Belgio e Lussemburgo e allo stesso tempo non desiderano recidere le radici con la terra d’origine. Fra l’altro gran parte di queste persone ha proprietà immobiliari in Italia e con la residenza italiana paga la rispettiva quota di tasse».

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