Moda: l’Italia è il terzo esportatore al mondo

Il settore secondo la Sace vale 900 miliardi di giro d’affari in 2020 concentrato per l’80% in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. Trentino Alto Adige aumenta la propria quota. 

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A livello globale, nel 2020 la moda ha generato un export di quasi 900 miliardi di euro circa i due terzi dei quali di abbigliamento e cablzature. Il primo esportatore è la Cina con 316 miliardi di euro di export (circa il 35% del totale), il Vecchio Continente esporta per oltre 237 miliardi di euro e l’Italia è terzo esportatore mondiale (46,6 miliardi nel 2020 nonostante la contrazione per la pandemia).

Il dato emerge dal FocusIl Fashion tornerà di moda?” elaborato dall’Ufficio Studi di Sace, il braccio assicurativo dell’export della Cassa depositi prestiti, che evidenzia come l’80% complessivo delle esportazioni sia concentrato in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna.

Complessivamente, per l’Italia, si confermano i primi mercati di sbocco Svizzera, Francia e Germania, seguiti da Stati Uniti, Regno Unito e Cina. In italia l’industria della moda ricopre un ruolo strategico in termini di valore aggiunto e occupazione generati.

Dopo il calo dell’export del settore del 18,5% rispetto al 2019, lo studio Sace evidenza come nel 2020 abbia rappresentato un anno di recupero, benché non completo, anche a causa del forte impatto della pandemia e del protrarsi di alcune criticità. Le imprese si mostrano ottimiste per le prospettive relative al 2022, sulla scia della ripresa attesa in importanti mercati di sbocco e di una maggiore propensione al consumo in un contesto di incertezza relativamente più contenuta rispetto al biennio precedente. A differenza del pre-pandemia, ora ilconsumatore si mostra sempre più interessato ad articoli d’abbigliamento comodi e sportivi, in linea con i nuovi ritmi di vita.

Sul fronte delle quattro regioni leader, Lombardia e Toscana nel 2020 hanno registrato una flessione superiore alla media nazionale, mentre in Emilia Romagna e, in particolare, in Veneto il settore ha reagito relativamente meglio alla crisi pandemica.

L’Emilia Romagna si caratterizza soprattutto per le esportazioni di abbigliamento (escluso quello in pelliccia) che nel 2020 hanno rappresentato oltre la metà del valore esportato; in Toscana e Veneto abbigliamento(escluso quello in pelliccia), pelletteria e valigeria e calzature sono i principali comparti di export (80% circa il loro peso complessivo sul totale in entrambe le regioni); in Lombardia, invece, le esportazioni, oltre a questi tre comparti, comprendono una buona quota anche di altri prodotti tessili.

Fra gennaio e settembre 2021 il rimbalzo è diffuso a quasi tutte le regioni anche se alcune, specie Piemonte,Marche e Campania, mostrano una maggiore difficoltà nella ripresa. Si segnalano, fra le altre, Trentino Alto Adige e Basilicata che – con un peso combinato di circa l’1% sull’export complessivo del settore – sono le uniche due regioni ad aver registrato una crescita nel 2020, proseguita anche nei primi nove mesi dell’anno successivo, e il Lazio, in elevata crescita rispetto ai livelli pre-crisi.

Verona si è distinta per il risultato positivo realizzato nell’anno della pandemia e continuato anche nei primi tre trimestri del 2021, mentre Firenze e Vicenza si sono confermati, nonostante la crisi, importanti poli esportativi in quanto sede di specifici distretti industriali: pelletteria e calzature, abbigliamento e maglieria a Firenze e concia e tessile e abbigliamento a Vicenza.

In controtendenza con l’andamento del settore, la valigeria e pelletteria, così come gli articoli di abbigliamento e maglieria di Arezzo hanno sostenuto l’export di moda della provincia nel 2020 che è in marcato calo nei primi nove mesi del 2021.

Fra le altre principali specializzazioni territoriali del settore, tessile e abbigliamento a Prato, tessile e filati a Biella, calzature sportive e tessile e abbigliamento a Treviso, tessile e filati in seta a Como e calzature a Fermo, Macerata e Ascoli-Piceno.

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