Tasse & gabelle inutili: via contributi stazione sperimentale conserve

La “scoperta” dei Civici-Marche: il governo abolisca i fondi obbligatori Ssica istituita nel 1922 (!) che pesa per almeno 274 euro/anno per azienda. 

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L’Italia è il paese, oltre che delle pandette, delle 100, 1.000, 10.000 gabelle, spesso storiche ed inutili, buone solo per incasinare la vita a cittadini ed imprese.

Il consigliere dei Civici Marche Giacomo Rossi, ha presentato una mozione per chiedere al Governo centrale di abolire i contributi obbligatori alla SSICA (Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari).

«Continuano le mie battaglie per l’abolizione di alcune inutili gabelle che gravano sopra la testa dei cittadini e delle imprese – attacca Rossi -. Una di queste è la tassa dovuta alla SSICA (Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari) natanel 1922 come ente pubblico di ricerca, è stata soppressa nel 2010 e le sue funzioni assorbite dalla Camera di commerciodi Parma che ha trasformato la SSICA nel 2015 da azienda speciale a fondazione di ricerca. Nonostante questo passaggio da azienda speciale della Camera di commercio a fondazione (che porta con se pure minori obblighi di trasparenza in merito alle attività ed alle tipologie di ricerca svolti), la SSICA continua a imporre un contributo obbligatorio a tutte le aziende che producono conserve».

Rossi elenca l’ammontare della storica gabella: «le aziende che versano un contributo obbligatorio alla SSICA sono 3.370, per un totale di quasi 7,5 milioni di euro l’anno, pari al 68,5% del fatturato della SSICA stessa. Questo contributo viene calcolato in base alla retribuzione lorda annuale dei propri lavoratori dipendenti e, paradossalmente, va a sfavore delle industrie con meno intensità di capitale e di conseguenza, contro i principi di capacità contributiva, penalizzando le aziende che hanno più lavoratori dipendenti in regola. Il contributo base da pagare per ogni azienda è pari a 274 euro, diventando così una vera e propria gabella che va a colpire le piccole e le piccolissime imprese che lavorano nel settore delle conserve».

Governo Draghi, batti un colpo se ci sei.

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