Alleanze a geometria variabile alle elezioni amministrative di primavera

Centro destra e centro sinistra in assetto estremamente fluido: il caso di Verona. A Padova Letta esterna contro l’Autonomia del Veneto.

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Alleanze a geometria variabile

Le elezioni amministrative dalla prossima primavera sono il teatro di sperimentazione delle alleanze a geometria variabile, con il centro sinistra e centro destra estremamente fluidi, pronti a testare nuove coalizioni.

Il comune di Verona è uno di questi teatri delle alleanze a geometria variabile, dove l’uscente sindaco, Federico Sboarina, è sostenuto da un centro destra monco di Forza Italia. Se Fratelli d’Italia e, obtorto collo, Lega hanno sostenuto Sboarina, viceversa i vertici nazionali di Forza Italia hanno preferito putare su un usato sicuro – anche se non garantito – come l’ex sindaco Flavio Tosi, affiancandosi ad Italia Viva. Una scelta che sta disorientando la base azzurra, con tanti esponenti e militabnti che non capiscono la ragione di una simile decisione, con annunci che non seguiranno le indicazioni del partito e sosterranno Sboarina che si propone per un secondo mandato dopo avere dato una buona prova di sé.

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A Verona, soprattutto in casa Lega, sono in tanti a ricordarsi dei fatti cui è stato protagonista Tosi e la di lui consorte, Patrizia Bisinella, fugace meteora della politica nazionale, eletta senatrice tra le fila della Lega per poi approdare alla formazione politica lanciata da Tosi, Fare!, che ha avuto una brevissima vita politica, distrutta dalle elezioni politiche del 2018.

Se il centro destra ha poco da ridere – e a Verona festeggia il candidato del centro sinistra, Damiano Tommasi – a Padova a dare dolori alla base Pd è lo stesso segretario Enrico Letta giunto in citta a sostegno della rielezione del sindaco uscente Sergio Giordani. In un lancio che Letta avrebbe inteso fare bello alto, ha avuto l’idea di dirsi nei fatti contrario a dare al Veneto (e alla Lombardia) la maggiore autonomia che milioni di cittadini hanno chiesto a suon di referendum. Autonomia che anche una buona fetta di democratici vede di buon occhio e che nelle urne potrebbe scegliere gli interessi locali piuttosto che quelli nazionali contrari all’Autonomia.

Buona visione.

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