Inaugurato a Genova il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

Al progetto partecipa anche l’Associazione Bellunesi nel Mondo. De Bona: «Abbiamo consegnato al ministro Franceschini un documento per un nuovo progetto dedicato alla valorizzazione dell’emigrazione del NordEst». 

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Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana
Oscar De Bona all'inaugurazione a Genova del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana.

A Genova è stato inaugurato il Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI). Una realtà museale che, dalla città portuale, non guarda solo all’Italia, ma al mondo intero. Il MEI è il frutto di mesi di lavoro dedicati a un progetto partecipato che ha coinvolto tantissime realtà sia italiane che del resto del mondo, attraverso una forte sinergia con numerose associazioni di italiani diffuse in tutti e cinque i continenti.

Tra queste anche l’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha voluto essere presente all’inaugurazione con la partecipazione del presidente Oscar De Bonapresidente anche dell’Unaie – e del direttore Marco Crepaz. «Abbiamo subito risposto all’invito del direttore del Mei Pierangelo Campodonico – ha detto De Bona – in primis firmando la convezione di collaborazione tra l’Abm e il Mei e presenziando a questa inaugurazione che copre una lacuna del nostro Paese. Con la chiusura del Vittoriano di Roma i nostri italiani erano rimasti “orfani” di un museo dedicato proprio all’emigrazione italiana».

«Certo sono attivi diversi musei dedicati alle migrazioni. Tra questi anche il nostro, il MiM Belluno – dice De Bona -, che da nove anni continua a darci grandi soddisfazioni, soprattutto per la sua flessibilità e dinamicità nel proporre il fenomeno migratorio ai visitatori che ogni anno lo frequentano. Con l’occasione abbiamo consegnato al ministro Franceschini, tramite il suo stretto collaboratore Paolo Masini, un documento per un nuovo progetto dedicato alla valorizzazione dell’emigrazione del NordEst».

La scelta della Liguria e in particolare di Genova, tra le varie città e regioni che si sono candidate a ospitare questo importante museo, è stata dettata proprio dal ruolo che questa città e il suo porto hanno avuto nella storia dell’emigrazione italiana. Non solo. Anche la scelta della localizzazione, l’iconica Commenda di San Giovanni di Prè, edificio del XII secolo, è ricca di significato: essa è stata per secoli luogo di accoglienza e punto di passaggio di un’umanità in transito, dai pellegrini alle crociate, fino agli emigranti dell’Ottocento.

La struttura è stata rinnovata al suo interno grazie ai lavori di adeguamento funzionale e tecnologico realizzati in piena sintonia con la Soprintendenza della Liguria, resi possibili grazie a un ingente investimento del Mic e all’importante contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, da sempre attenta alle identità culturali dei territori per sviluppare studi, soluzioni e politiche di intervento capaci di valorizzarne l’attrattività in una prospettiva di sviluppo economico culturale e sociale. L’intervento si colloca come naturale proseguimento dell’impegno che la Compagnia ha profuso nel tempo per la realizzazione del Galata e del Padiglione Memoria e Migrazione.

Un progetto, quello del Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana, fortemente voluto dal ministero della Cultura, che vede come enti capofila il comune di Genova e la regione Liguria, firmatari dell’accordo di valorizzazione basato sulla volontà di costruire una memoria migrante, un luogo di riflessione sui temi della migrazione ma anche dell’inclusività e dell’integrazione.

Il Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana si propone come contenitore delle esperienze che hanno caratterizzato e che ancora caratterizzano la complessa realtà migratoria nazionale, tenendo conto del fatto che le migrazioni sono una costante nella storia dell’uomo e che sono un tratto distintivo anche del nostro Paese.

«L’Associazione Bellunesi nel Mondo ha dato il suo primo contributo – conclude De Bona – per riempire il contenitore del Mei attraverso una documentazione mirata alla tragedia di Mattmark, che si trova nella sezione “Memoriale”. Di certo l’Abm continuerà a collaborare con il Mei e mi auguro che la storia dell’emigrazione venga inserita nei programmi scolastici delle scuole italiane. Questa inaugurazione deve essere solo l’inizio di un nuovo percorso che veda il tema migratorio protagonista».

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