Senato, diventa legge il “Salva mare”

Approvato il testo che consente ai pescatori di portare a terra i rifiuti raccolti per errore. Ma il settore lamenta una consistente diminuzione delle giornate operative consentite dall’Unione europea.

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legge salva mare

Nel corso della seduta in Senato è stato approvato definitivamente dopo 4 anni di iter travagliato il disegno di leggeSalva Mare” che consentirà ai pescatori di portare a terra i rifiuti che recuperano in mare, senza doverne sostenere i costi di smaltimento, come è avvenuto finora. Il testo è composto da dieci articoli e detta disposizioni che comportano anche il recepimento della direttiva europea 2019/883 sugli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi.

«Dopo l’approvazione della legge è indispensabile procedere da subito all’individuazione di isole ecologiche nei porti per dare la possibilità ai pescatori italiani di veder riconosciuto il nuovo ruolo di custodi e pulitori dei fondali marini» afferma Coldiretti Impresapesca, che ha lanciato un appello alle amministrazioni comunali e alle autorità portuali per dotare gli scali delle infrastrutture necessarie a rendere operativa la nuova normativa.

«La leggeSalva mare” prevede in pratica – spiega Coldiretti Impresapesca – che chi recupera rifiuti di plastica in mare o in acque dolci, come ad esempio i fiumi, non sarà più costretto a ributtarli in acqua, per non essere denunciato addirittura per traffico di illecito di rifiuti, ma potrà portarli in porto per smaltirli senza costi aggiuntivi. Una novità che riguarda soprattutto i pescatori italiani che potranno così contribuire a tenere puliti i mari riportando a terra la spazzatura recuperata durante l’attività, senza dover rischiare sanzioni o dover pagare tasse per rifiuti speciali».

A titolo di esempio, nel 2021 i soli pescherecci del Lazio hanno recuperato dal mare oltre 25.000 chili di plastica dal mare, avviata a riciclaggio grazie ad un accordo con il Corepla.

La nuova legge rappresenta un modo per valorizzare il ruolo della flotta Italia di custode dell’ambiente, potendo contare su un “esercito” 12.000 imprese e 28.000 lavoratori. Ma per sostenere la marineria italiana nel nuovo compito occorre anche creare le condizioni per garantirne un’attività messa oggi sempre più a rischio dagli effetti della guerra in Ucraina con i rincari del gasolio per i pescherecci che hanno portato molti armatori a tagliare le uscite in mare per non dover lavorare in perdita.

«Ma a pesare sono anche – conclude Coldiretti Impresapesca – le scelte dell’Unione Europea che hanno portato a una riduzione dell’attività di pesca per un corposo segmento produttivo della flotta peschereccia nazionale a poco più di 120 giorni, pari ad un terzo delle giornate annue». Forse decisamente troppo per consentire la reale sostenibilità della filiera.

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