Stati generali della geotermia: volano per la decarbonizzazione energetica

Cingolani: «entro il 2030 è possibile accelerare inserendo la geotermia fra le rinnovabili maggiormente innovative». 

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le torri di raffreddamento dell'impianto di produzione di energia elettrica da fonte geotermica di Lardarello in Toscana.

L’Italia ha una tradizione di molti decenni nell’utilizzo della geotermia a scopi energetici, sia per teleriscaldamentoche per la produzione di energia elettrica, ma le sue potenzialità non sono mai state sfruttate appieno, nonostante si tratti di una fonte energetica consistente, a zero impatto ambientale e, soprattutto, gratuita.

Della valorizzazione della geotermia per abbattere le emissioni climalteranti e raggiungere le soglie di riduzione del CO2 entro il 2035, si è occupato il Consiglio nazionale dei Geologi con gli Stati generali della geotermia con la partecipazione del ministro alla Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

«Il Consiglio nazionale dei Geologi, attraverso il lavoro di coordinamento della Piattaforma Geotermia, sta operando da tempo al fine di promuovere la geotermia nelle sue diverse forme, con l’obiettivo di favorirne e sostenerne il valore nell’ambito della transizione ecologica, come richiesto nel Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR)» ha detto il coordinatore della Piattaforma, Emanuele Emani, consigliere del CNG.

La necessità di allontanarsi sempre più dalle fonti fossili a favore delle rinnovabili, costituisce l’obiettivo principale tra quelli fissati nell’agenda 2030 dell’ONU e fatti propri dalla Commissione europea nel “Green Deal”, da cui poi sono derivate le iniziative del “Next Generation UE”.

Azioni condivise da tutti i componenti della Piattaforma, vale a dire enti che a vario titolo si occupano di geotermia come ENEA, CNR, ISPRA, GSE, RSE, ITACA e le Associazioni che operano in questo ambito (AICARR, ANIGhp, ANIM, ANIPA, ANISIG, IAH, AIRU, FINCO, UGI, COSVIG, Ass.ne Acque Sotterranee), che hanno partecipato agli Stati Generali della Geotermia con un comune obiettivo finale, quello della decarbonizzazione. All’evento è intervenuto, tra gli altri, il ministroalla Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che si è soffermato a lungo sul fatto che «la decarbonizzazione costituisce un obiettivo facilmente raggiungibile entro il 2030 per il 55% rispetto al 1990», precisando come «le richieste di nuovi allacci da energie rinnovabili pervenute al 31 maggio 2022 siano state pari a circa 5.6 Gigawatt/ora».

«È necessario – ha proseguito Cingolanioperare su due diverse direzioni, quella di diversificare il più possibilel’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili e quello di accelerare maggiormente le procedure; non è pensabile concentrarsi solo ed esclusivamente su una delle risorse trascurandone altre, anche perché l’Italia è un Paese geologicamente, morfologicamente e geograficamente assai vario, che offre diverse opportunità di approvvigionamento energetico in maniera non omogenea».

Il calore interno della Terra si candida come importante fonte di energia del futuro che concorrerà entro 2030 al raggiungimento della soglia dei 230 Terawatt/ora da rinnovabili che, secondo Cingolani, costituisce la soglia oltre la quale «è possibile iniziare a parlare di mobilità elettrica e di elettrificazione industriale».

Il programma passa ovviamente per un importante impegno economico pari a complessivi 360 miliardi di euro, suddivisi in 230 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano complementare, da impiegare entro il 2026, e 130 miliardi di euro per i fondi strutturali europei della programmazione 2021-2027 ed il Fondo Sviluppo eCoesione (FSC), utilizzabili anche oltre la scadenza del 2026 fissata per il PNRR.

Nel suo intervento, Cingolani ha sottolineato come «un’auspicabile crescita del PIL porterà inevitabilmente ad un’ulteriore richiesta di energia, con un impiego in 6-7 anni di rinnovabili a spettro largo con la massima laicità, cercando di sfruttare il meglio del nostro Paese nei diversi posti».

Sullo stesso concetto si sofferma il prof. Bruno della Vedova, presidente dell’Unione Geotermica Italiana, che ha specificato come «il territorio nazionale offra eccellenti opportunità per la produzione di energia elettrica», citando il caso della Toscana che copre oggi il 30% dei consumi elettrici della regione, pari a 6.0 TWh (pari al 2% dei consumi elettrici nazionali) a partire dagli storici impianti di Lardarello.

Geotermia legata ad alte temperature (alta e media entalpia) per il teleriscaldamento di quartieri, città ed industrie, e produzione di energia elettrica mediante impianti innovativi di abbattimento degli inquinanti gassosi ad alta efficienza, ma anche geotermia per piccoli impianti domestici per il riscaldamento ed il raffrescamento mediante pompe di calore (geoscambio a bassa entalpia), una nuova tecnologia che, secondo Della Vedova, «può dare un’accelerazionesignificativa alla transizione energetica strategica del Paese».

Sull’importanza dell’argomento trattato è intervenuto anche il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Arcangelo Francesco Violo, che ha evidenziato come questo appuntamento costituisca «un’importante occasione di rilancio del Paese e delle politiche di sostenibilità ambientale e sociale, un confronto su una tematica che è da ritenersi un’imprescindibile condizione per tutti gli interventi che impattano sul territorio, come espressamente previsto dagli obiettivi principali del Piano, che pongono un’attenzione massima proprio nei confronti di due termini ormai utilizzati quotidianamente: resilienza e sostenibilità».

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