“Bianco & Nero”: le elezioni politiche del 25 settembre mandano in fibrillazione i partiti

Occhio alla qualità dei candidati: l’usato sicuro non premia più il consenso degli elettori. Servono novità e candidati spendibili per evitare l’astensionismo. Le nuove formazioni antisistema possono cambiare gli equilibri. 

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Ursula Von der Leyen:

Il 25 settembre si vota e da qui a Ferragosto e, poi, al 20 agosto, per le segreterie dei partiti sarà un autentico sforzo ciclopico per tessere le alleanze all’interno dei vari schieramenti e per presentare le liste dei candidati, sempre troppi e troppo spesso di bassa qualità rispetto ai posti da coprire e agli incarichi da assegnare: il “Bianco & Neroaccende da oggi un faro sull’attività delle forze politiche per esaminare la qualità dei candidati che saranno presentati al giudizio degli elettori, valutandone la bontà, la professionalità e la credibilità.

Visto che ormai è stato provato oltre ogni dubbio che “uno vale uno” è stato un fallimento e che anche uno dei suoi massimi artefici, quel Luigi Di Maio, già fallimentare ministro al lavoro e allo sviluppo economico, successivamente riciclatosi senza soluzione di continuità come improbabile ministro degli Esteri privo della conoscenza delle lingue, della geografia e dell’ABC del settore, ha candidamente ammesso che “uno non vale uno”. Evviva.

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Il “Bianco & Neropunta ad una politica nuovamente credibile, basata su fatti e azioni concrete: di promesse farlocche ed inattuabili se ne sono già viste troppe e si è pure visto come sono finite, con vagonate di miliardi sprecati, miliardi di truffe irrecuperabili e zero abolizione della povertà, tanto per dire. Serve una drastica inversione di tendenza, anche per evitare di andare ad ingrossare le fila dell’astensionismo e, ci perdoneranno le bagasce della politica in servizio attivo e che vorrebbero continuare ad esserlo, ma serve anche un cambio della rappresentanza.

Da questo punto, va riconosciuto il giusto merito a Beppe Grillo (e, di risulta, a Giuseppi Conte) di avere tenuto la barra dritta ed avere restituito al mittente le fortissime pressioni a gettare alle ortiche uno dei principi fondanti del M5s del divieto del terzo mandato. Sarebbe giusto e doveroso che anche le altre forze politiche prendessero esempio e rottamassero almeno le decine, centinaia di cariatidi inamovibili del Parlamento che soggiornano sugli scranni ormai da una vita per dare una ventata di novità alle istituzioni.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha la giusta congiunzione astrale per centrare quello che ad altri non è mai riuscito: conquistare da destra la guida del governo e farlo pure da donna (quando le femmine sinistre in servizio permanente effettivo si sono sempre dovute limitare al ruolo di concubine dei vari leader di turno, accontentandosi delle quote rosa o, al massimo, della declinazione di genere). Ma, per centrare l’obiettivo, deve circondarsi di persone capaci, magari pure dotate di senso critico e di capacità di correggere il leader quando sbanda, per riuscire a lasciare autenticamente il segno. In caso contrario, pure la Meloni sarà una delle tante meteore della stantia politica italiana, che avrà perso l’occasione di lasciare in modo indelebile il segno del suo passaggio, perso per il solito roteare di lingue e di rapidissimi smutandamenti.

Occhio anche alla tentazione della facile vittoria del centrodestra sul centrosinistra, che le varie supermedie di sondaggi danno per quasi certa da settimane. A disturbare i facili sogni di gloria potrebbero esserci le nuove formazioni politiche che i vari centri di sondaggio non hanno ancora misurato con sufficiente approssimazione. Realtà antisistema come Italexit di Paragone o le formazioni dell’area No-Vaxpotrebbero regalare qualche sorpresa e contribuire ad erodere – se non a rendere impossibile – le possibilità di vittoria nei collegi uninominali.

Di qui, la necessità ancora più forte da parte di tutti i partiti di presentare nei collegi uninominali, dove “uno vale uno”, candidati al di sopra di ogni sospetto, capaci, dotati di cultura sufficiente e di un retroterra professionale. In caso contrario, sempre che si vada a votare, sarà troppo semplice mandare un sonoro “vaffa” sulle schede elettorali scegliendo candidati di rottura.

Buona visione de il “Bianco & Nero“.

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