Bianco & Nero: gli schieramenti politici alla prova delle alleanze con i vari cespuglietti

L’esproprio proletario di Calenda ai danni del Pd di Letta. La richiesta di par condicio con Calenda dei cespuglietti di Di Maio, Bonelli, Fratoianni & C. 

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elezioni politiche

Settimana decisiva quella entrante per il deposito delle liste dei partiti, siano singoli che, soprattutto, in coalizione, aspetto quest’ultimo ancora in fieri specie a sinistra, dove l’alleanza-esproprio proletario siglata da Azione di Carlo Calenda ai danni del Pd di Enrico Letta ha aperto un solco con gli altri cespugli che questa puntata de “Bianco & Nero” va a commentare con l’esperto in comunicazione e analisi politica, Gianfranco Merlin, e il direttore de “il NordEst Quotidiano”, Stefano Elena.

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Dal sondaggio condotto da DiBiMedia commissionato da Mario Adinolfi de “il Popolo della Famiglia” emerge il leggero superamento del Pd ai danni di Fratelli d’Italia che perde lo scettro di primo partito, mentre al terzo posto si conferma una Lega Salvini premier che ratifica il corso calante stabilmente sotto il 15% con una tendenza che, secondo molti, punta al 10%, ponendosi allo stesso livello di Forza Italia e di quanto rimane del M5s.bianco & nero

Interessante notare i movimenti tra i vari cespugli del centro sinistra: l’esproprio proletario effettuato da Calenda che ha estorto a Letta il 30% dei seggi uninominali del Pd ha fatto ringalluzzire i piccoli: Di Maio, Bonelli e Fratoianni non vogliono essere da meno, perché sommati tutti assieme danno un risultato nei sondaggi che supera quello di Azione in abbinata a +Europa di Bonino, con la conseguenza che anche loro vogliono espropriare del 30% dei collegi uninominali il Pd. Il che manda nelle ambasce il povero “Enrico stai serenoLetta che non sa più come sistemare la sua famelica truppa democratica, alle prese con troppe chiappe per pochi, anzi, pochissimi scranni parlamentari.

Secondo il “Bianco & Nero va dato merito a Matteo Renzi di avere tenuto la barra dritta del centro e di scegliere la corsa in solitaria all’esterno dei due schieramenti, un centro che nelle intenzioni di Renzi avrebbe dovuto vedere l’apporto proprio di Calenda che ha scelto il richiamo della foresta Dem per non dovere faticare a raccogliere le firme di candidatura tra gli sdraio sulle spiagge. Peccato: sarebbe stata un’autentica novità nella palude della politica italiana, dove va sempre forte l’usato sicuro e l’antiquariato politico.

Anche a centro destra le cose non sono del tutto tranquille, con la continua corsa a chi fa il premier tra i due galli bolsi e l’unica gallina del pollaio. Anche qui, non sarebbe male, per il quieto vivere della coalizione e per non disorientare ulteriormente gli elettori, che Berlusconi e, soprattutto, Salvini si mettessero il cuore in pace e consegnassero per questa corsa il testimone di capo gara alla Meloni, che da par suo ha l’occasione della vita per rompere tutti quei soffitti di cristallo che le femmine in politica militanti a sinistra non sono mai riuscite nemmeno a scheggiare: figurarsi a rompere. Ora, continuare ad una competizione interna non fa il bene della coalizione e difficilmente Salvini e Berlusconi riusciranno a colmare il baratro che li separa dalla Meloni. Certo, i miracoli sono sempre possibili, ma vorrebbe dire che l’Italia volterebbe definitivamente pagina con il centro destra oltre il 60% e la possibilità di fare quelle modifiche strutturali alla Costituzione per dotare il Paese di un sistema politico ed istituzionale finalmente in linea con i tempi. Ma qui si apre la pagina della qualità della classe politica del centro destra che punta decisamente allo scarso, con i vari leader che preferiscono il criterio della fedeltà a quello della critica competenza, cosa che nella gestione della cosa pubblica sarebbe quanto mai auspicabile, visti anche i clamorosi danni fatti nella legislatura che va a chiudersi con la logica dell’“uno vale uno”.

Buona visione de il “Bianco & Nero”.

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