La desertificazione bancaria: più di 4 milioni di italiani senza banca

In meno di 10 anni chiuse 12.000 filiali, oltre 3.000 comuni scoperti. Al nord il 6% dei cittadini non ha agenzie sotto casa, al Centro il 3%, al Sud quasi l’11%. 

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desertificazione bancaria

Sono più di 4 milioni gli italiani alle prese con la desertificazione bancaria, cioè gli abitanti dei 3.062 comuni nei quali non sono più presenti filiali bancarie. Su un totale di 58,9 milioni di cittadini, sono dunque 4.131.416 quelli che vivono in territori in cui le banche sono assenti, pari al 7% della popolazione totale. Percentuale che presenta vistose differenze su base geografica: se al Nord la desertificazione bancaria interessa il 6% della popolazione, al Centro il fenomeno risulta più circoscritto (3,2%), mentre al Sud e nelle isole, dove la questione è decisamente più marcata. I cittadini che non hanno più un’agenzia bancaria né “sotto casa” né a distanza contenuta rappresentano il 10,7% dei residenti.

La Campania è la prima regione per numero di abitanti senza banca: sono quasi 700.000. Tutto ciò è frutto della progressiva chiusura delle agenzie da parte delle banche: gli sportelli, 32.881 nel 2012, a fine 2021 erano 21.650, in calo di 11.231 (-34%). Tra le regioni più grandi, quella che presenta una minore presenza di banche, in termini percentuali, è la Calabria col 28,8% dei cittadini residenti in territori non coperti da agenzie bancarie. A seguire, il Piemonte (13,8%), Abruzzo (12,6%), Campania (12,5%). Fra le regioni più piccole, il record è del Molise (37,3%) seguita, dalla Valle D’Aosta (33,4%). Nelle isole, la desertificazione bancaria interessa il 6,7% della popolazione in Sicilia e il 6,1% in Sardegna.

Emilia Romagna e Toscana sono, invece, le regioni che presentano il maggior tasso di bancarizzazione del territorio nazionale: la popolazione che risiede in comuni senza banche, corrisponde, rispettivamente, solo all’1,2% e all’1,5% del totale. In termini assoluti, la regione con il maggior numero di comuni senza banche è il Piemonte(713 enti locali, 587.000 abitanti), seguita da Lombardia (483 enti locali, 575.000 abitanti) e, più staccate, Calabria(280 enti locali, 531.000 abitanti), Campania (280 enti locai, 699.000 abitanti), Lazio (179 enti locali, 245.000 abitanti), Abruzzo (173 enti locali, 160.000 abitanti). In Sicilia e in Sardegna, i comuni senza abitanti sono rispettivamente 132 (320.000 abitanti) e 111 (96.000 abitanti).

Quanto alla dimensione demografica, si va da realtà non significative, con poche decine di abitanti, a enti locali con oltre 10.000 residenti (13 complessivamente, 10 dei quali in Campania): nell’elenco dei 3.062 comuni senza banca, i più piccoli sono entrambi in Lombardia, Pedesina (Sondrio) e Morterone (Lecco), e hanno rispettivamente 30 e 34 abitanti; mentre il primo nella classifica è Pollena Trocchia (Napoli, Campania) con 13.514 cittadini che non possono contare più su neanche un’agenzia o uno sportello bancario a portata di mano. Ciò rappresenta un problema assai rilevante se si pensa che in Italia lo sviluppo dell’e-banking è ancora scarso rispetto alla media europea: meno della metà della clientela bancaria (45%) utilizza i canali digitali per accedere ai servizi bancari, contro una media del 58% e rispetto a grandi potenze economiche, come Spagna e Francia, che hanno tassi di clientela avvezza alla banca digitale pari al 65% e al 72%; il nostro Paese è allineato a realtà come Grecia (42%) e Turchia (46%).

Dalla ricerca, realizzata incrociando i dati statistici della Banca d’Italia e dell’Istat aggiornati a fine 2021, emerge, dunque, il vistoso allontanamento delle banche dai territori, di pari passo all’avvento delle nuove tecnologie, che spingono a promuovere canali digitali, e alla comune attenzione, da parte dei vertici del settore bancario, alla riduzione dei costi.

Così, mentre quasi tutte le banche si affrettano a chiudere le agenzie – fondando questa strategia sull’aumento della clientela che preferisce accedere ai servizi bancari coi canali digitali – c’è una fetta rilevante della popolazione italiana che di fatto è dimenticata: una situazione che inevitabilmente creerà enormi disagi anche di tipo praticosia per le famiglie sia per le imprese, specie quelle più piccole.

Gli strumenti digitali, infatti, non sono ancora così accessibili e diffusi a tappeto, sia per ragioni anagrafiche sia per una scarsa copertura della rete internet nel territorio nazionale, che dovrebbe essere implementata secondo gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr); ne consegue che la desertificazione bancaria può provocare da un lato un forte limite nell’accesso ai servizi bancari (dalla richiesta di finanziamenti alla consulenza per gli investimenti), dall’altro può spingere la clientela fuori del circuito finanziario legale e, quindi, dell’economia, a vantaggio di organizzazioni criminali, con conseguenti danni per la crescita del Paese e anche per le finanze pubbliche in termini di minor gettito nelle casse dello Stato.

«Il ruolo sociale che le banche stanno progressivamente perdendo, anche attraverso un progressivo disimpegno sui territori, con chiusure indiscriminate e inaccettabili di agenzie bancarie, è un argomento che non può essere sottovaluto dai partiti politici – commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni -. È grave che in pochi, all’interno della classe politica, si interessino a questo problema: non se ne preoccupano abbastanza con la giustificazione che, essendo le banche aziende private, sono in qualche modo legittimate a fare ciò che vogliono. Non può passare questa semplicistica tesi proprio perché, da sempre, le banche si occupano dei risparmi degli italiani e non dovrebbero assolutamente trasformarsi in semplici negozi finanziari, riducendocosì drasticamente la consulenza a imprese e famiglie, senza che nessuno intervenga. La riduzione delle filiali sta creando e creerà non pochi danni al Paese e alla clientela».

Per Sileoni «l’assenza di sportelli bancari dai piccoli e medi centri del Paese fa inoltre correre il concreto rischiodi allontanare sia le imprese sia le famiglie dal circuito legale della finanza e del credito, col pericolo consequenziale di espellere milioni di soggetti dall’economia regolare: ne consegue che si lascia spazio alle organizzazioni criminali, all’usura e a tutte quelle attività finanziarie illegali che riescono sempre ad approfittare di situazioni di disagio e difficoltà economica».

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