Autorità di bacino del fiume Po: Alessandro Bratti nuovo segretario generale

La nomina dell’ex direttore generale di Ispra su proposta ministro Cingolani.

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Autorità di bacino del fiume Po
Alessandro Bratti nuovo segretario generale Autorità di bacino del fiume Po.

Alessandro Bratti è il nuovo segretario generale dell’Autorità di bacino del Fiume Po, su proposta del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, controfirmata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e svolgerà la sua attività «sull’area di riferimento che è quella vasta del distretto idrografico del Grande Fiume che si estende dalla Valle D’Aosta alle Marche. Bratti, già direttore generale di Ispra, lavorerà in un’ottica di lotta alla siccità e per costruire politiche attive di prevenzione e tutela».

Ferrarese, attuale vice presidente dell’Agenzia europea dell’ambiente, Bratti ha un curriculum di lungo corso. Dottore con lode in Scienze agrarie all’università di Bologna e con esperienze di ricerca negli Usa, è stato fino ad oggi docente e ricercatore presso il dipartimento Scienze chimiche, farmaceutiche e agrarie Università di Ferraradopo aver diretto per un quadriennio Ispra, dove ha avviato e realizzato molteplici progetti per lo studio, il monitoraggio costante e la difesa puntuale del territorio nazionale. In passato è stato anche direttore di Arpa Emilia Romagna.

La sua carriera politica lo ha visto impegnato prima come assessore comunale a Ferrara e successivamente come parlamentare Pd, è stato attivo nella Commissione Ambiente e presidente della Commissione Bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Bratti si insedierà nei prossimi giorni negli uffici dell’Autoritàdistrettuale del Fiume Po che ha sede centrale a Parma.

Secondo Bratti, il peggio della siccità che ha colpito fortemente il Grande Fiume il periodo più difficile dovrebbe essere passato, ma il sollievo non è che temporaneo perché emergenze di questo tipo «non sono più l’eccezione, ma l’ordinarietà».

I nuovi dati sullo stato idrogeologico del Po arriveranno fra una settimana, ma le ultime rilevazioni dell’Osservatorio indicano un miglioramento. Con livelli delle portate tornate sui minimi storici del periodo e il cuneo salino – l’intrusione dell’acqua del mare nel Delta – arretrato di 5-6 chilometri rispetto alla quota record dei 40 raggiunti, «questi dati ci fanno sperare che il peggio sia alle spalle, ma non devono farci dimenticare la necessità di interventi più strutturali» che passano attraverso nuovi invasi, barriere anti sale, progetti per il riutilizzo delle acque reflue, specie urbane post depurazione.

Bratti reclama più poteri in capo all’Autorità di bacino del fiume Po: «il tema principale è la gestione delle acque. Il problema a volte non è che l’acqua manca, ma che chi ce l’ha non te la dà». Questa è stata una delle criticità più evidenti della crisi innescata quest’anno dalla siccità. Più volte l’Autorità nelle settimane aveva invocato uno spirito solidaristico tra enti e comunità per non far mancare all’assetato Po il suo deflusso minimo vitale, una portata che – seppur minima – garantisce sopravvivenza all’habitat e a ciò che vi ruota intorno: agricoltura, industrie, idroelettrico, approvvigionamento idrico potabile. Richieste che non tutti hanno accolto.

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