Elezioni politiche: per Unimpresa i parlamentari eletti sono dei fantasmi

Lauro: «il combinato disposto dei maxicollegi e delle candidature scelte solo dalle segreterie con logiche di clan deprimono la politica». 

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Mancano 10 giorni all’apertura delle urne per le elezioni politiche e sempre più emerge la disaffezione dei cittadini da questo tipo di politica dove solo le segreterie di partito hanno in mano le scelte che contano, a tutto svantaggio dei diritti costituzionali dei cittadini di determinare gli indirizzi politici del Paese, trasformando i parlamentari eletti in fantasmi sul territorio.

Per il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, la misura è colma: «Unimpresa paventa che la prossima legislatura, che uscirà dalle urne il 25 settembre, farà peggio delle due precedenti, per due aggravanti: primo, il taglio dei parlamentari, con la inevitabile restrizione degli spazi di dialogo con la base, causa i maxicollegi; secondo, la vergognosa e infausta scelta partitocratica delle candidature, ristrette ai rispettivi clan dei leader o paracadutate dall’alto, nei collegi, del tutto estranee alla vita democratica dei territori. Eletti-fantasma, che non avranno più alcun rapporto con la base e con i territori. Si nutre, purtroppo, il fondato timore che la prossima legislatura, a fronte delle drammatiche emergenze da affrontare, possa essere ancor più disgraziata e inconcludente delle due precedenti, con tutti i rischi connessi».

Per Lauro «uno degli elementi di forza e di credibilità, per una democrazia parlamentare, è rappresentato dal rapporto tra gli eletti in parlamento, senatori e deputati, e i cittadini elettori. Un rapporto che non si può esaurire nell’esercizio del diritto di voto, tra elettorato attivo e quello passivo, nella sola giornata delle elezioni, ma si deve sostanziare, nella continuità di un dialogo, per l’intera legislatura, tra chi ha espresso la sua fiducia, al partito o al parlamentare, e chi ha ricevuto il mandato: dialogo da tenere sui territori e nei collegi di appartenenza, attraverso la partecipazione e le organizzazioni di base delle forze politiche, come previsto dalla Costituzione italiana».

Il confronto diretto, fisico, tra cittadini elettori e parlamentari, rappresenta la linfa vitale della democrazia, non surrogabile con l’utilizzo massiccio dei social, per la loro natura quasi sempre unidirezionale, dove i vertici di partito ormai si nutrono di “mi piace” e di condivisioni, del tutto avulsi dal contatto con il territorio. «Questa prassi, civile e politica, prima che partitica, si realizzava, settimanalmente, nel corso della vituperata prima repubblica. I parlamentari erano in grado di sentire il polso dei cittadini, di ascoltarne i bisogni e le riflessioni, sulle decisioni dei governi, sulle leggi, sulla politica economica ed estera – ricorda Lauro -. Dibattiti memorabili. Questa prassi, nella seconda repubblica, è stata progressivamente debilitata dalle diverse leggi elettorali che si sono succedute, e definitivamente distrutta dall’ultima, il famigerato Rosatellum. Con la conseguenza di due legislature, disgraziate e inconcludenti, che hanno partorito governi contraddittori e alimentato, in misura abnorme e allarmante, il trasformismo parlamentare, la sfiducia tra i cittadini elettori e gli eletti, i cosiddetti voltagabbana. Due mondi separati: la casta dei parlamentari, da una parte; i cittadini elettori dall’altra, senza nessun raccordo, informazione o confronto di idee».

Difficile dare torto alla valutazione di Lauro, di cui le segreterie di partito, nazionali e locali, dovrebbero fare tesoro ed evitare di cullarsi sul potere di indicare solo loro gli eletti. Sarà interessante vedere, il 26 settembre, i risultati delle elezioni politiche e le possibili sorprese, ad iniziare dal disfacimento del Pd di Enrico Letta e dal crollo, specie al Nord, del salvinismo.

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