Caso Vasco, Fugatti non ottempera all’ordine del giudice

La maggioranza leghista non molla sul clamoroso errore di gestione dell’evento musicale e non reintegra il funzionario rimosso nella posizione di competenza. Potrebbe scattare il reato penale. 

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Maurizio Fugatti
Il presidente della provincia di Trento, il leghista Maurizio Fugatti.

La provincia di Trento a guida del leghista Maurizio Fugatti non molla sulla legnata incassata dal giudice del lavoro, Sandro Flaim, che ha condannato l’operato del governo dell’Autonomia speciale per avere rimosso in modo illegittimo dalle sue funzioni di responsabile della polizia amministrativa trentina, il dirigente Marzio Maccani, che aveva sollevato dubbi (poi risultati fondati) sulla sicurezza dell’evento musicale di apertura del tour 2022 di Vasco Rossi a Trento.

La giunta provinciale ha deciso di resistere e di non reintegrare il dirigente, nonostante l’ordineimmediatamente esecutivo del giudice che andrebbe ottemperato senza se e senza ma da Fugatti, che s’incaponisce nel sostenere ormai l’insostenibile, attuando tattiche dilatorie come la presentazione di un ricorsosull’ordinanza cautelare sul provvedimento di reintegro che sarà discussa in udienza il prossimo 13 ottobre, udienza che probabilmente verrà preceduta da altra udienza il 6 ottobre su controricorso del legale di Maccani per obbligare al reintegro coattivo.

Anche se Fugatti afferma di volere «fare ricorso fino all’ultimo grado di giudizio perché riteniamo correttol’operato della giunta provinciale», il problema è che in caso di acquiescenza Fugatti, gran parte della giunta provinciale e pure qualche dirigente provinciale che ha firmato l’autorizzazione allo svolgimento dell’eventomusicale potrebbe essere chiamato a rispondere civilmente e pure anche penalmente del proprio operato, con una lunga richiesta di risarcimento danni, che potrebbe estendersi dal funzionario rimosso fino alle ferrovie, che hanno dovuto sospendere per alcune ore le corse dei treni per l’invasione della linea da parte degli spettatori alla fine del concerto.

Di qui, l’interesse della giunta provinciale a tirare la cosa per il lungo, il più possibile, anche per evitarel’ennesimo boomerang di immagine e di consensi per una maggioranza già pesantemente traballante, visto che ad ottobre 2023 si vota per il rinnovo del consiglio provinciale e regionale.

Non solo: in agguato sulla testa di Fugatti c’è anche il rischio di incappare in un reato penale per la violazionedell’articolo 650 del Codice penale, che stabilisce per chiunque non osservi «un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro».

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