Vendemmia 2022 ottima per qualità, non per il valore

Assoenologi, Ismea, Uiv presentano i primi dati: +3% in quantità, oltre la media degli ultimi 5 anni. 

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vendemmia 2022

Annata soddisfacente per quantità e sorprendente per qualità, migliorabile per valore aggiunto: questa la previsione sulla vendemmia 2022 dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini. Secondo gli esperti, la siccità e il caldo record di quest’anno non hanno compromesso il vigneto Italia che all’avvio della campagna vendemmiale promette uve di qualità «dal buono all’ottimo», con una quantità in linea con la media delle ultime annate.

Soddisfatto il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi secondo cui «la vigna si è rivelata ancora una volta il pivot della filiera, dimostrando come anche con caldo e siccità si possa fare vini di alta qualità e volumi soddisfacenti».

La produzione della vendemmia 2022 dovrebbe attestarsi intorno ai 50,27 milioni di ettolitri di vino, la stessa quantità del 2021 quando gli ettolitri sono stati 50,23 milioni secondo il dato Agea 2021. La vendemmia 2022, inoltre, è il 3% in più rispetto alla media del quinquennio 2017-2021, anche se rimane cruciale l’andamento meteorologico delle prossime settimane.

«La vendemmia in corso ci sta consegnando una qualità delle uve che va da buona a ottima – spiega Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi -. Mai come in questa stagione il giudizio quantitativo e qualitativo è a macchia di leopardo. Fortunatamente, in agosto, su gran parte del Paese sono arrivate delle piogge intelligenti che non hanno procurato danni. Da qui alla fine di settembre confidiamo in un tempo soleggiato, caldo il giusto, così da andare a produrre vini capaci di imporsi ancora una volta sugli scenari enologici nazionali e internazionali».

Il lato negativo del settore è dovuto al basso valore sviluppato dalla produzione italiana: in Francia, dove si produce meno che in Italia, la produzione lorda vendibile è di 16.000 euro ad ettaro, in Italia appena 7.000 euro.

Il lavoro da fare, come indicato da Frescobaldi, è produrre più vino di qualità elevata per remunerare sempre più i vitivinicoltori. Basti pensare che ben il 40% della produzione italiana è vino comune.

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