Transizione ecologica: per la mobilità elettrica servono almeno 300 nuove miniere

Lo scenario delineato dall’Unione Europea è sempre più impossibile, pena di arrecare danni maggiori di quelli che si vuole risolvere. 

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Una miniera di cobalto a cielo aperto.

Il progetto di mettere al bando i veicoli dotati di un motore endotermico a favore di uno elettrico che l’Unione Europea vuole imporre con la transizione ecologica entro il 2035 rischia di essere un boomerang e di arrecare più danni di quelli, limitati, che vuole risolvere.

Per soddisfare una possibile domanda di veicoli elettrici – la cui domanda è oggi decisamente inferiore alle attese, complice i maggiori costi di acquisto e di gestione, i fortissimi limiti di utilizzo e i problemi di sicurezzaservirebbe trasformare gran parte del pianeta in una groviera, con almeno 300 nuove miniere – oltre a quelle esistenti – per assicurare la fornitura dei materiali necessari per la produzione delle batterie e dei motori elettrici.

Secondo lo studio di Benchmark Minerals, entro il 2035 ci sarà la necessità di avviare almeno 384 nuovi complessi di estrazione per grafite, litio, nickel e cobalto. Valore che scende a 336 tenendo conto della possibilità di riciclaggio dei vari materiali necessari per soddisfare la produzione di batterie agli ioni di litio, destinata a crescere di sei volte entro il 2032 per alimentare la transizione ecologica.

Per ogni singolo materiale sarebbero necessarie decine di miniere: per la grafite naturale, oggi estratta in oltre 70 siti per la maggior parte in Cina e Africa, sarà necessario realizzare 97 nuove miniere, ipotizzando una capacità estrattiva media di 56.000 tonnellate l’anno e un contributo nullo da parte delle attività di riciclo. A questi s’aggiungono almeno 54 impianti da 57.000 tonnellate l’uno per la produzione di grafite sintetica (gli anodi delle batterie sono realizzati con una miscela delle due sostanze). Il numero dei siti potrebbe, comunque, essere minore nel caso di un aumento del ricorso del silicio.

Quanto al litio, servono 74 nuove miniere da 45.000 tonnellate ciascuna, ma con l’aumento del riciclo potrebbero bastarne 59. Per il nickel sono previsti altri 72 progetti da 42.500 tonnellate. Il riciclo avrà il maggior impatto sull’estrazione di cobalto: sono necessari 62 nuovi siti da 5.000 tonnellate ciascuna, ma il numero scende a 38 con le attività di recupero.

Questi valori potrebbero crescere ulteriormente se, oltre alla domanda della mobilità leggera, si aggiungerà quella pesante – però difficilmente elettrificabile con le sole batterie: più facile ricorrere all’idrogeno per alimentare celle a combustibile o motori endotermici opportunamente modificati – e poi i sistemi di accumulo stazionari per l’energia rinnovabile.

L’Europa leydenriana con la sua transizione ecologica punta decisamente a legare il continente alla dipendenza estera – gran parte delle miniere sono da realizzate in paesi in visa di sviluppo fuori il territorio dell’Unione – con un forte rischio di aumentarla da paesi strategicamente decisamente delicati, a partire dalla Cina.

Meglio sarebbe cambiare alcuni punti dell’ambizioso ed irrealizzabile del pianoFit for 55”, aprendolo in modo più sostanziale ai carburanti a basso tenore di carbonio che avrebbero due vantaggi affatto trascurabili: di abbattere da subito l’impatto ambientale dei veicoli già in circolazione e di non affondare la filiera industrialedell’automotive con milioni di posti di lavoro in meno, lasciando spazio commerciale soprattutto ai prodotti cinesi.

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