Inverno 2022 stagione turistica a rischio per impianti e alberghi chiusi

Bocca: «serve azione come per il Covid». Timori per gestori funiviari. 

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Subito un intervento di sostegno oppure il numero di alberghi costretti a chiudere salirà a dismisurae la prossima stagione turistica invernale è a rischio. L’allarme arriva dal presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, in merito al caro bollette che rischia di mettere in ginocchio il settore dell’ospitalità.

«Il caso della catena alberghiera del Salento che ha annunciato la chiusura per le bolletteinsostenibili non sarà l’unico – spiega Bocca – e nel prossimo mese ne vedremo tanti altri. La situazione per il nostro settore è drammatica e non possiamo permetterci di aspettare il 2024. “Serve un intervento immediato per il governo che si andrà ad insediare, ma anche per quello ancora in carica: trovare una soluzione per il costo dell’energia deve essere una assoluta priorità. Ci deve essere un intervento come per il Covid».

A temere per l’andamento della prossima stagione turistica invernale sono soprattutto gli operatori turistici di montagna: da Aosta a Bolzano cresce la preoccupazione, a partire dalle società che gestiscono gli impianti di risalita e di innevamento programmato, forti consumatori di energia elettrica.

«Se ci fermiamo noi, rimangono fermi tutti. Chiudere gli impianti funiviari significa ammazzare la montagna: è già successo una volta e non credo che nessuno voglia ripeterlo. Detto questo, le bollette andranno poi pagate – spiega la presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari, Valeria Ghezzi -. Noi non possiamo farci nulla, se non studiare i bilanci sulla base dei nuovi costi. Negli anni passati, in media, il costo dell’energia incideva tra l’8 e il 15%. Oggi superiamo il 30%». Livello decisamente insostenibile e che necessita, secondo Ghezzi, di «un intervento del governo».

In Valle d’Aosta gli albergatori organizzano le aperture delle strutture sulla base dell’affollamento: «alcune strutture hanno rivisto i periodi di apertura e razionalizzano per essere aperti solo quando c’è un numero sufficiente di turisti certi – sottolinea Filippo Gèrard, presidente uscente dell’Associazione valdostana albergatori -. Qualche albergo aprirà solo nel fine settimana, altri stanno cambiando gli orari delle accensioni delle insegne esterne. La sensazione è di un’economia di guerra».

Negli alberghi il problema del caro energia è soprattutto per quelli con maggiori servizi alla clientela, specie quelli con il centro benessere. In Alto Adige gli albergatori chiuderanno qualche sauna e abbasseranno di qualche grado le piscine, «ma cercheranno di resistere al caro energia – ribadisce il presidente dell’Unione albergatori dell’Alto Adige, Manfred Pinzger -. Alcuni alberghi che non si trovano nelle aree sciistiche faranno i conti se conviene aprire durante i mesi freddi, perché le spese incidono parecchio, ma questo non metterà a rischio la stagione che dopo il Covid deve andare avanti».

Il problema generale di tutti gli operatori è l’insicurezza su come programmare l’attività delle varie aziende, tra costi fuori controllo e il rischio che, a causa della crisi economica, molti turistirinuncino alle vacanze sulla neve. Mai come nella prossima stagione invernale, tutti procedono a vista, con il rischio concreto di farsi male.

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