“Bianco & Nero”: il governo Meloni Uno ha iniziato la navigazione

Il contesto si presenta in un contesto sociale, economico e politico difficile, tra senatori che fanno i furbetti sulle indennità di carica.

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Il “Bianco & Nero” saluta l’avvio della navigazione del “Meloni Uno” in un mare che si preannuncia a forza 5 se non maggiore, irto di difficoltà economiche, sociali e anche politiche perché i suoi due partner di maggioranza sono piuttosto irrequieti, dominati da un eccesso di testosterone – specie quello più giovane, Capitan Mojito – e ora, dopo avere sbolognato la rogna della nomina di viceministri e sottosegretari, nelle prossime settimane dovrà fare la quadratura del cerchio dell’economia con una manovra 2023 tutt’altro che semplice, anche per via delle poche risorse disponibili e del fondo del barile già ampiamente grattato.

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Con un’inflazione che ha superato abbondantemente la soglia psicologica della doppia cifra e che nelle grandi città del Nord corre più velocemente che altrove, il problema è tamponare, da un lato, la crescita abnorme delle tariffe energetiche che sta strozzando imprese e famiglie; dall’altro, c’è il problema di mettere nel sistema risorse sufficienti per non aggravare una crisi economica già incombente, complice le manovre poco tempestivese non sbagliate – da parte della Banca centrale Europea che ha imbracciato la clava del rialzo dei tassi d’interesse, con ricadute pesanti su tutta la società.

Meloni è chiamata ad agire in un contesto tutt’altro che roseo, stretta tra un debito pubblico astronomico che con il rialzo dei tassi drenerà ancor più risorse di oggi e la necessità di trovare risorse per calmierare le bollette e coprire parzialmente gli effetti dell’inflazione, ad iniziare dalla perequazione delle pensioni che sul bilancio pubblico pesano per oltre 300 miliardi di spesa corrente annua.

Secondo il «Bianco & Nero» una soluzione sarebbe di prendere esempio dalle famiglie, che già da tempo hanno dovuto, volente o nolente, stringere i cordoni della borsa: con un bilancio pubblico lievitato fino a toccare la soglia dei 1.000 miliardi, c’è spazio per ridurre e riqualificare la spesa pubblica, di almeno un 5%, cosa che libererebbe circa una cinquantina di miliardi senza ricorrere a nuovo debito pubblico.

Poi, tra un’Unione europea che ha perso la bussola e che sembra drammaticamente impegnata in un percorso dannatamente controproducente, incapace di delineare una chiara strategia di sviluppo del continente senza cadere dalla padella russa alla brace cinese, con una presidente tedesca che ha dimostrato di essere largamente inadeguata al suo compito – ma questa non è una scoperta: già nella sua carriera di ministro, Ursula von der Leyen ha fatto danni in tutti gli incarichi ricoperti – e una presidenza francese della Banca centrale che sta sbagliando il tempo di ogni strategia, lo scenario è decisamente fosco.

Per finire, in questa puntata de il “Bianco & Nero” una nota di colore, con i senatori che iniziano a sfoggiare i loro altarini, ad iniziare da un disinvolto neo senatore del collegio estero Andrea Crisanti, già insigne virologo, che fatti due conti tra diaria da parlamentare e stipendio da medico e docente universitario, ha pensato bene di fare un alchimia finanziaria – peraltro lecita e avallata dai regolamenti del Senato – secondo cui al posto di percepire l’indennità di carica da senatore – 19.715 euro lordi al mese – vorrebbe continuare a percepire quella da docente universitario – 17.000 euro lordi al mese, frutto della somma di 10.333 euro lordi al mese da professore universitario, cui aggiunge altri 6.590 euro lordi al mese di indennità di direzione per la struttura complessa di microbiologia e virologia dell’ospedale universitario – cui andrebbero aggiunti la diaria da parlamentare – 3.500 euro lordi al mese – e il rimborso spese forfettario – altri 1.650 euro lordi al mese – e il rimborso per le spese per il mandato. – 4.180 euro al mese – portando così la somma degli incassi del senatore Dem a 26.254 euro lordi al mese. 7.000 euro lordi al mese in più dei suoi colleghi. E all’università che è contraria a questo “trucchettolegale, l’esimio neo senatore Crisanti ha mandato una bella lettera di diffida invitandola a rispettare le norme di legge. Chissà cosa ne pensano gli operai così tanto cari al Pd che farebbero carte false per uno stipendio di 1.500 euro al mese…

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