Def: l’Upb valida il quadro macroeconomico programmatico

Ma molte coperture appaiono difficili da reperire, dai rinnovi contrattuali all’adeguamento delle pensioni.

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Al compimento dei sei mesi di vita del Governo Meloni, l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha validatoanche il quadro macroeconomico programmatico del Def (precedentemente era stato validato il quadro tendenziale) e la presidente Lilia Cavallari ha motivato tale decisione in audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.

«Dall’analisi del Def emerge un quadro macroeconomico complessivamente condivisibile pur con rischi al ribasso sulla crescita oltre il breve termine e un quadro di finanza pubblica prudente sebbene con alcune criticità – ha detto Cavallari -. Entrambi i quadri presuppongono il completo ed efficiente utilizzo delle risorse europee nell’ambito del Pnrr».

Dal Def «nell’insieme sembrerebbero necessarie cospicue risorse di copertura che appaiono difficili da reperire, dopo il periodo di risanamento del recente passato, mantenendo i livelli attuali di prestazione dei servizi e politiche sociali – prosegue Cavallari -. Con i rinnovi contrattuali è forte il rischio di aumenti significativi» e che provvedimenti come quello sulle pensioni «potrebbero richiedere risorse aggiuntive, di cui va individuata adeguata copertura finanziaria».

«Oltre all’incertezza legata al Pnrr e alla sua prospettata rimodulazione ancora da definire, si rileva che nel Defsono presenti informazioni generiche sulle risorse da dedicare alle politiche invariate e sugli interventi che concorreranno alla loro copertura», evidenzia Cavallari.

Nelle politiche invariate, solitamente, la componente più rilevante riguarda il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e su questo, sottolinea l’Upb, «è forte il rischio di aumenti significativi a causa dell’inflazione cumulatae le risorse stanziate nella legge di bilancio, ai fini dei rinnovi contrattuali, riguardano solo le amministrazioni centrali e analoghe risorse devono essere reperite per il rinnovo delle amministrazioni locali».

«In prospettiva, tali elementi saranno di particolare rilevanza se si considera che nell’arco temporale del Defrientrano sia il triennio economico di contrattazione 2022-24 di tutti i comparti pubblici sia i due terzi di quello successivo (2025-27)» precisa Cavallari secondo cui per quanto riguarda la spesa sanitaria, «si ricorda che in Italia essa risulta inferiore alla media europea – con conseguenze sfavorevoli sulla qualità dei servizi offerti – con la possibilità che si renda necessario il rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale», evidenziando anche che «non è chiaro come la riduzione del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi, indicata come temporanea, si raccordi con gli interventi strutturali previsti nel disegno di legge delega per la riforma fiscale».

Infine, «è plausibile che alla luce delle recenti misure relative al blocco della cedibilità dei bonus edilizi le autorità statistiche decidano che essi debbano essere nuovamente classificati come crediti non pagabili sulla base del profilo di effettiva fruizione delle detrazioni dall’imposta. Ciò determinerebbe minori disavanzi di bilancio nel triennio 2023-25, ma peggiorerebbe quelli degli anni successivi. Un eventuale utilizzo dei margini di bilancio a seguito della ulteriore eventuale riclassificazione implicherebbe necessariamente un aumento del debito pubblico».

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