Finanziaria 2025: servono 70 miliardi per confermare le politiche vigenti

Ma per ridurre il deficit e rispettare il piano di rientro europeo ne servono altri 78 miliardi che possono essere trovati solo da tagli alla spesa. Intanto la Corte dei conti promuove il governo.

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Finanziaria 2025 conti pubblici

La Finanziaria 2025 parte su un viottolo strettissimo, visto che per mantenere le politiche di bilancio invariate nel prossimo triennio servono risorsefresche” per almeno 70 miliardi di euro (21 miliardi nel 2025, 23 nel 2026 e 25 nel 2027), altrimenti la conferma del taglio al cuneo fiscale – definito dal ministro all’Economia, Giancarlo Giorgetti, irrinunciabile – e la riduzione a tre delle aliquote fiscali è a rischio.

Ma non c’è solo la questione delle politiche invariate nella Finanziaria 2025 che il governo Meloni deve affrontare nelle prossime settimane. C’è anche la questione del rispetto delle regole di bilancio fissate dalla Commissione europea che impongono all’Italia un percorso settennale di rientro dal disavanzo e dal debito pubblico, pari al 3,3% del Pil in termini strutturali, cosa che comporta l’individuazione di almeno 78 miliardi prima del pagamento degli interessi. Un’operazione che passa necessariamente dal taglio della spesa pubblica, che solo parzialmente può essere aiutata dal calo della spesa per interessi del debito pubblico.

Intanto, mentre il governo Meloni apre un difficilissimo cantiere della Finanziaria 2025, la Corte dei conti promuove il bilancio pubblico, seppur evidenziando alcune pecche, come l’evasione fiscale che rimane elevata e diffusa, con i controlli e la prevenzione che devono aumentare. Non solo: i magistrati contabili evidenziano anche altre urgenze a cui il governo non può sottrarsi: sicuramente mantenere l’equilibrio dei conti pubblici, ma anche affrontare la crisi ormai «sistemica» della sanità, dove gli investimenti non sono più rinviabili.

La Corte, per bocca del suo presidente, Guido Carlino, ha ribadito la necessità di misureselettive” in vista della prossima legge di bilancio (sposando in questo in pieno l’approccio del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti). La partenza a politiche invariate viene calcolata in 21 miliardi, ma ulteriori risorse dovranno essere trovate se si vuole proseguire sulla strada della riduzione della pressione fiscale.

Carlino parla di un percorsostringente”, in cui la lotta all’evasione non può che essere centrale e in cui l’attività di controllo deve fare la sua parte. Ma se da una parte aumentano le lettere di compliance, dall’altra sono inferiori ai risultati pre-pandemia gli accertamenti dell’Agenzia delle entrate: oltre 175.000 lo scorso anno contro i circa 190.000 del 2022 e i 267.000 del 2019.

Va inoltre tenuto presente che a fronte di un’adesione significativa alle misure di rottamazione, molti contribuenti si perdono per strada. La quarta edizione ad esempio, a fronte di 6,8 miliardi riscossi, registra omessi versamenti di rate per 5,4 miliardi. L’ultimo appello è infine sui balneari. Anche in questo caso i magistrati sono chiari, chiedendo «il rispetto delle prescrizioni eurounionali e delle decisioni degli organi giudiziari nazionali». La maggioranzabalneare” del governo Meloni è avvisata: basta melina clientelare sulle mancate gare pubbliche per il rinnovo delle concessioni.

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