Elezioni in Veneto, Salvini passa a ricattare Meloni

Alla cena estiva con i parlamentari svoltasi a Roma, il viceministro punta a mantenere la guida delle regioni Veneto e Lombardia, minacciando la stabilità del governo nazionale. Grimoldi: «atteggiamento inaccettabile».

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Elezioni in Veneto
Elezioni in Veneto: Salvini passa a minacciare la stabilità del governo Meloni.

La cena estiva prima della pausa ferragostana della politica dei parlamentari della Salvini Premier con il suo leader e vicepremier Matteo Salvini è stato il teatro di una sorta di linea di confine circa i rapporti all’interno della coalizione di centro destra, dove i salviniani interpretano sempre più il ruolo di partner di minoranza rispetto a una forte Fratelli d’Italia e a una Forza Italia che scala le classifiche del consenso politico, specie ai danni dei salviniani.

Nel corso della cena, stando a quanto hanno riferito alcuni parlamentari alla stampa dietro l’impegno dell’anonimato, Salvini intenderebbe costruire una sorta di ridotta elettorale attorno alle regioni che governa, Veneto e Lombardia, finite al centro degli interessi dei suo partner di coalizione, Fratelli d’Italia su tutti che, a buon diritto, reclama il peso dei mutati equilibri politici all’interno della coalizione.

Per Salvini il mantenimento della guida del Veneto, ora, e della Lombardia, nel 2027, è condizione imprescindibile, perché «il primo partito della coalizione non dovrebbe volere tutto, se ci tiene alla stabilità». Un messaggio non troppo velato al premier Giorgia Meloni che non ha fatto mai mistero del fatto che Fratelli d’Italia ambisce legittimamente ad un riequilibrio delle posizioni tra i partiti della coalizione, anche perché la Salvini Premier oggi è l’ombra di quella che era la Lega Nord nelle regioni del Nord, ora elettoralmente passate armi e bagagli a Fratelli d’Italia.

Ad un Salvini che lamenta come Meloni non sia politicamente generosa come lo fu nei confronti dell’allora Lega Nord Silvio Berlusconi, tocca rispondere ad un ex deputato leghista dal 2006 al 2022 e segretario della Lega Lombarda dal 2015 al 2021 come Paolo Grimoldi, attuale coordinatore di “Patto per il Nord”, secondo cui «Salvini è una sorta di Smemorato di Collegno, visto che oggi fa finta di non sapere che la consistenza della sua attuale pattuglia parlamentare, che in termini di seggi vale circa il 16-17% rispetto all’8,3% di voti effettivamente conquistati nelle urne, proprio grazie alla generosità di Meloni negli accordi elettorali del 2022, che ha consegnato ai salviniani quasi tutti i collegi uninominali del Nord Italia».

Secondo Grimoldi, «Salvini si appresta a raccogliere quanto ha seminato negli ultimi cinque anni di politica nazionale e locale, con le regioni del Nord ormai saldamente in mano a Fratelli d’Italia, con un rapporto di forza che vale dalle tre alle quattro volte rispetto alla Salvini Premier. Questo sia in Veneto che in Lombardia. Difficile che Meloni ripeta nuovamente l’errore di essere generosa nei confronti di Salvini che in questa legislatura si è lui dimostrato poco riconoscente nei confronti della coalizione ed in particolare verso Meloni, non esitando a metterla in difficoltà in più occasioni solo nella foga di piantare una bandierina di partito».

La definizione degli assetti di coalizione avverrà subito dopo la pausa di Ferragosto, anche perché le scadenze elettorali incombono e per l’inizio di settembre gli assetti devono essere definiti. E se Salvini dovesse impuntarsi e rompere con la coalizione? «Sarebbe la sua fine politica – dice Grimoldi -. Già oggi se si guardano i risultati delle elezioni più recenti si vede una continua discesa dei consensi della Salvini Premier e una costante affermazione di Fratelli d’Italia e il consolidamento di Forza Italia, anche sulla spinta dell’intuizione di lanciare da parte del coordinatore veneto, Flavio Tosi, “Forza Nord”, affiancandosi così a “Patto per il Nord” nel rilancio della politica nordista troppo frettolosamente abbandonata dalla deriva nazionale di Salvini. Se Salvini insiste e rompe, è destinato all’insussistenza sia a livello locale che nazionale, dove Meloni potrebbe essere tentata di andare ad elezioni anticipate nel 2026, non prima di avere cambiato la legge elettorale abolendo i collegi uninominali e introducendo un premio alla coalizione che superi il 40% dei voti. Soglia che Fratelli d’Italia stabilmente attorno al 30%, assieme a Forza Italia che viaggia tra il 9 e il 10% e ai moderati centristi (un altro 2-3%) potrebbe superare e conquistare il premio di maggioranza senza il contributo dei salviniani». Che al Parlamento sarebbero più che dimezzati rispetto alla consistenza attuale.

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