Il lago di Garda non è più la meta preferita dai turisti tedeschi complice la crisi economica esistente in Germania con il rischio di chiusura di numerose fabbriche vuoi per l’effetto dei dazi Usa che, soprattutto, per le scellerate politiche europee in fatto di “Green Deal”, cosa che scoraggia le spese, a partire da quelle non obbligate, come le vacanze, con conseguenze sul turismo sul Garda.
Se i tedeschi latitano, invece sulle sponde trentine (e non solo) del lago di Garda è sempre più frequente imbattersi in turisti arabi (specie negli inconfondibili abiti delle donne) con numeri in forte espansione. Una tendenza riscontrata già nell’estate del 2024 che ha spinto Confcommercio Alto Garda e Ledro a promuovere un sondaggio tra gli associati.
Il presidente dell’associazione, Claudio Miorelli, sottolinea che «il punto non è dire bene o male in astratto, ma capire come un fenomeno si inserisce nel modello di sviluppo della nostra destinazione, come incide sulla qualità dell’offerta e sull’equilibrio con la clientela storica».
«La nostra missione è tradurre il sentiment delle imprese in elementi concreti, su cui aprire un dibattito pubblico serio e costruttivo – continua Miorelli -. Il sondaggio raccoglie esperienze, opinioni e osservazioni di chi vive ogni giorno il contatto con questo segmento turistico e i risultati completi verranno presentati prossimamente, in una conferenza stampa dedicata».
Il ruolo di Confcommercio è «rappresentare fedelmente il tessuto imprenditoriale e stimolare le istituzioni a una governance attiva, che definisca regole, strumenti e strategie prima di incentivare o scoraggiare determinati flussi turistici».
Intanto gli albergatori e ristoratori si organizzano per soddisfare le esigenze della nuova clientela araba, predisponendo nelle camere indicazioni geografiche per la preghiera con i relativi tappettini, doccette da Wc, cibo halal e altro ancora.
Per il lago di Garda intercettare nuovi flussi turistici arabi generalmente altospendenti potrebbe assicurare una diversificazione delle clientele, oltre ad offrire nuovi motivi d’attrazione, visto che il turismo arabo pare meno interessato all’offerta all’aria aperta e sportiva e più a quelle relative al benessere. Potrebbe essere l’occasione per lanciare, specie nell’Alto Garda con le sue strutture, una nuova forma di turismo sanitario e riabilitativo, da operare magari in stretta sinergia con i centri di cura d’eccellenza di Verona, Negrar e Trento per tutte quelle patologie che nei paesi di residenza non sono allo stesso livello.
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