«Un lupo maschio di circa 45 chilogrammi è stato abbattuto poco dopo la mezzanotte del 12 agosto a 2.800 metri di altitudine» annuncia Günther Unterthiner, direttore della Ripartizione foreste della Provincia di Bolzano, dopo che nei giorni scorsi il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, aveva autorizzato l’abbattimento di due lupi nell’Alta Val Venosta dopo le lamentele dei pastori con greggi all’alpeggio.
Il compito di cacciare i due esemplari è stato affidato al Corpo Forestale Provinciale. «In Alto Adige il lupo è diventato sempre più una minaccia per il tradizionale allevamento alpino e, in alcuni casi, per la sicurezza pubblica», sottolinea Luis Walcher, assessore provinciale all’Agricoltura e alle Foreste, ringraziando Kompatscher per aver firmato il decreto e il Corpo Forestale Provinciale per l’adempimento, sorvolando sul fatto che il mondo degli allevatori e dei pastori e da decenni viziato dalla mancanza di predatori naturali. Che ora stanno ricomparendo sul territorio.
Nel periodo compreso tra maggio e luglio 2025, in un alpeggio dell’Alta Val Venosta sono stati registrati 31 attacchi di lupo agli animali da pascolo, confermati e documentati dalle autorità forestali. Nella stessa area erano già stati registrati 42 attacchi nella precedente stagione alpestre. Le malghe interessate sono state dichiarate zone di protezione dei pascoli ai sensi della legge provinciale. I proprietari hanno comunque adottato misure di protezione del bestiame, che però non sono riuscite a impedire gli eventi dannosi.
Sia l’Osservatorio faunistico provinciale che l’Ispra hanno dato il loro consenso all’abbattimento di due lupi a caso ai sensi della legge provinciale. L’autorizzazione al prelievo è valida per 60 giorni. L’Unione Europea aveva declassato lo status di protezione del lupo da “strettamente protetto” a “protetto” e il 14 luglio è entrato in vigore il relativo emendamento alla Direttiva Habitat.
L’uccisione del primo dei due lupi da abbattere – anche se non c’è alcuna prova scientifica che gli esemplari che saranno abbattuti siano effettivamente i responsabili delle razzie – ha innescato la reazione delle associazioni ambientaliste che avevano imbracciato una lotta prima al Tar di Bolzano e poi al Consiglio di Stato.
«Contro l’evidenza scientifica e il diritto europeo, la Provincia di Bolzano autorizza e manda ad effetto l’uccisione di un lupo “a caso”, appartenente a una sotto-popolazione “minacciata”, tuttora in regime legale di protezione rigorosa» scrivono le associazioni protezionistiche Green impact, Leal, Leidaa e Oipa. Secondo gli animalisti a causa di «una politica oscurantista e anti-scientifica, l’Alto Adige è il primo territorio in Italia ad autorizzare l‘uccisione di un lupo (specie tutelata come “bene collettivo” dal diritto europeo) – per di più in pendenza di diversi ricorsi presentati da numerose associazioni», la cui discussione è prevista per il 9 settembre prossimo davanti al Consiglio di Stato.
Per gli animalisti, «la prevenzione in Alto Adige è lasciata alla discrezione degli allevatori che ne fanno ben poco uso, come dalle stesse dichiarazioni che emergono dai report della Provincia, nonostante i copiosi fondi messi a disposizione. I cani da guardiania sono Border Collie, notoriamente cani da conduzione, che certo non possono agire da deterrenti, i pastori sono uno per più greggi».
Per Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente «a nulla sono serviti gli argomenti giuridici, i pareri di esperti, le obiezioni basate sul buon senso che abbiamo esposto ai politici e al Tar. Rei di aver fatto i lupi, due lupi della val Venosta a caso, come nelle barbare decimazioni degli eserciti del passato, sono condannati a morte (una condanna è già stata eseguita) per accontentare le rumorose lobby locali che con il loro voto condizionano la politica del presidente della Provincia autonoma di Bolzano».
Critica anche la Lav: per Massimo Vitturi, responsabile Lav Animali Selvatici, «nonostante la Lav e altre associazioni siano subito intervenute al Tar e al Consiglio di Stato, non è stato possibile salvare i due animali a causa del parere di Ispra favorevole all’uccisione. Ci chiediamo come sia possibile che un istituto scientifico di rilevanza internazionale possa dare un parere favorevole all’uccisione di due lupi, quando è la stessa Provincia ad aver ammesso che i sistemi di prevenzione degli animali allevati non sono stati utilizzati, oppure lo sono stati ma in maniera parziale e inadeguata».
Nella documentazione di cui la LAV è venuta in possesso, prosegue la nota, «emerge infatti che quando gli animali allevati sono stati predati, stazionavano all’esterno delle recinzioni anti-lupo e che per difenderli erano stati utilizzati i cani da conduzione e non quelli da guardiania. Se solo fossero stati utilizzati a dovere i sistemi di prevenzione, il lupo si sarebbe potuto salvare – continua Vitturi – e per questo motivo il nostro Ufficio Legale è già al lavoro per depositare una denuncia per uccisione di animale contro la Provincia di Bolzano».
Anche gli stessi operatori della Forestale dovrebbero esercitare un doveroso diritto di obiezione alle decisioni di pancia della politica, anche perché potrebbero rischiare in prima persona un procedimento penale per non avere contrastato un provvedimento in palese contrasto con le norme nazionali ed internazionali di protezione della fauna patrimonio indisponibile dello Stato.
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