Nevi e nei: nessuna riduzione dell’offerta di cure in Veneto

La regione conferma che la visita dermatologica resta garantita a tutti i cittadini. Camani: «per il registro tumori regionale, i melanomi rappresentano il quinto tipo di malattia oncologica più frequentemente diagnosticata e che il loro numero è in crescita».

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Nevi e nei
Un esempio di melanoma cutaneo.

La comunicazione fatta dal presidente uscente della regione Veneto, Luca Zaia, alcuni giorni fa circa l’uscita dalle prestazioni coperte dalla sanità pubblica delle indagini su nevi e nei che ha scatenato la reazione critica sull’operato di 15 anni di amministrazione salviniana, è stata sostanzialmente derubricata dalla stessa sanità regionale, che in una nota afferma che «non vi è stata alcuna modifica o riduzione nell’offerta di visite dermatologiche e di controlli per i pazienti con sospette lesioni pigmentate (nei o nevi), che continuano a essere garantite in tutte le sedi pubbliche e ospedaliere del territorio regionale, secondo le modalità di accesso definite dalle singole direzioni sanitarie».

A finire sul banco degli imputati, secondo la regione del Veneto, è il nuovo nomenclatore tariffario nazionale dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che dal gennaio 2025 ha escluso la cosiddettamappatura sistematica dei nei” tra le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale. Non si tratta di una scelta regionale, bensì di un aggiornamento stabilito a livello nazionale. La sanità salviniana veneta scarica la responsabilità della decisione sulla sanità nazionale a trazione Fratelli d’Italia, colpevole di rivendicare la guida della regione alle elezioni del prossimo autunno.

Nella pratica, secondo la sanità regionale, non cambia nulla per i pazienti: il cittadino che presenti un nevo sospetto o qualunque lesione cutanea dubbia potrà come sempre rivolgersi al proprio medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta, che – se lo riterrà necessario – formulerà la richiesta di visita dermatologica, prestazione LEA garantita e disponibile in tutte le strutture pubbliche del Veneto (con ticket previsto dalla normativa).

La comunità scientifica internazionale (Ministero della Salute, società scientifiche dermatologiche, linee guida europee) è concorde: l’indagine sistematica di tutti i nei nella popolazione generale non ha dimostrato efficacia nella riduzione dei melanomi invasivi né della mortalità per melanoma. Per questo non è paragonabile alla prevenzione oncologica di comprovata utilità (mammella, colon-retto, cervice uterina).

La precisazione della sanità regionale su nevi e nei è presa con le molle dal capogruppo dell’opposizione in Consiglio regionale: per Vanessa Camani (Pd) «la precisazione con la quale la Regione affronta il tema della mappatura sistematica dei nei, non più prevista come prestazione a carico del Servizio sanitario nazionale, non sposta il problema del buco di prevenzione che è venuto a crearsi. Dire infatti che “non cambia nulla per i pazienti”, che possono comunque, in casi sospetti, rivolgersi al medico di famiglia, il quale potrà formulare la richiesta di visita se lo riterrà necessario, appare come il tentativo di ridimensionare la portata di quanto sta accadendo».

Camani commenta la situazione locale in fatto di melanomi: «ricordo che in Veneto, secondo i dati del registro tumori regionale, i melanomi rappresentano il quinto tipo di malattia oncologica più frequentemente diagnosticata e che il loro numero è in crescita. Lo stesso IOV consiglia, quale strumento indispensabile per la prevenzione, la visita dermatologica annuale per i soggetti con fattori considerati a rischio: cute e occhi chiari, familiarità, numero elevato di nei. In questi casi la mappatura è fondamentale e non può essere cancellata con un tratto di penna. E se è vero che la decisione è di livello nazionale, è altrettanto innegabile che la Regione avrebbe potuto inserire l’indagine come extra Lea per i casi più a rischio. In più, con questa impostazione, si scarica nuovamente sui medici di medicina generale pure il controllo preventivo e l’eventuale valutazione dell’ipotetica pericolosità o meno di un neo per fare poi l’eventuale prescrizione per la visita dermatologica specialistica. Si tratta di una precisazione che non può sollevare la Regione da ogni responsabilità».

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