Salvini, le opere pubbliche in Trentino e qualche dimenticanza di troppo

Grimoldi: «e il NordEst continua a soffrire senza finanziamenti per la Vicenza-Padova e senza progetti per la magliatura della rete ad alta velocità, come la Verona-Bologna o la Padova-Bologna».

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salvini Veneto alla Lega patto per il nord
Il coordinatore di "Patto per il Nord", Paolo Grimoldi (a sx) e Matteo Salvini.

Sabato 23 agosto, Matteo Salvini ha presenziato a Pinzolo alla tradizionale festa dei salviniani trentini e tra le tante cose dette, alcune hanno riguardato anche gli investimenti che il suo ministero delle Infrastrutture e Trasporti stanno realizzando in Trentino.

«Sono qui per raccontare il miliardo e mezzo di investimenti del governo e del mio ministero sul Trentino, per il Trentino e in Trentino su ferrovie, strade e acquedotti. Come, ad esempio, la circonvallazione stradale qui a Pinzolo», ha detto Salvini, concentrandosi poi sulla ferrovia del Brennero.

I lavori di quadruplicamento della tratta stanno andando tutto sommato bene nel tratto della galleria di valico al Brennero che dovrebbe essere definitivamente completata entro il 2032, complici i ritardi iniziali e, soprattutto, i ritardi che ancora oggi si riscontrano sul fronte austriaco.

Quanto alle altre tratte, Salvini si è soffermato sulla variante in galleria di Trento, 12 chilometri di tunnel a doppia canna che inizialmente avrebbe dovuto rientrare tra i finanziamenti del Pnrr, salvo essere precipitosamente rimossa per l’ovvia impossibilità di realizzare una simile opere in soli due anni e mezzo, tanto che l’ipotizzata conclusione entro giugno 2026 sarà spostata, sempre che tutto vada liscio (e sono molti a dubitarlo) ad almeno al 2030. Nonostante l’evidenza, Salvini ha detto a Pinzolo che «gli ingegneri, i tecnici e gli operai stanno correndo come matti (ma forse ha assistito ad un caso di “ammuina”, ndr) per recuperare i ritardi e questa rimane una delle mie priorità̀. Con il passante di Trento arriveremo fino in fondo. Sono fiducioso. Il passante toglierà̀ traffico, ingorghi e inquinamento da Trento».

Affermazioni che hanno sollecitato il commento di Paolo Grimoldi, coordinatore federale di “Patto per il Nord”: «peccato solo che Salvini ancora una volta dimostri di maneggiare poco e male le competenze cui è preposto, visto che sul passante di Trento i tempi per iniziare a bucare la montagna sono ancora lunghi, almeno altri 6-7 mesi per montare le talpe, mentre per l’attraversamento in profondità dell’area Sin di Trento dello sbocco nord della galleria, pesantemente inquinata da piombo tetraetile tossico alla semplice inalazione, non è ancora dato sapere come sarà affrontato per evitare una bomba ecologica e sanitaria nel cuore della città».

Non solo: per Grimoldi «sul futuro del quadruplicamento della linea del Brennero c’è anche la questione degli altri due passanti di Bolzano e di Rovereto, di cui nessuno parla e che al momento non esiste la progettazione di massima – figuriamoci quella esecutiva – i relativi finanziamenti. E si tratta di altre decine di chilometri di galleria a doppia canna».

Dal Trentino Alto Adige al resto del NordEst: qui, per Grimoldi, «c’è la questione del finanziamento della tratta ad alta velocità Vicenza-Padova, 30 km di tratta di pianura di cui non si sa ancora nulla: anzi, insistenti voci di corridoio dicono che i fondi destinati alla tratta veneta siano stati dirottati da Salvini per la copertura del “suoponte di Messina. Per non dire della “magliatura” della rete di alta velocità, come una Verona-Bologna (indispensabile per completare la rete Ten-T del corridoio 5 Helsinki-Palermo) o una PadovaBologna. E un velo pietoso scende sulla Venezia-Gorizia, dove i programmi ferroviari prevedono solo un mero potenziamento della rete esistente, senza alcun quadruplicamento».

«Se fossimo in Salvini – chiosa Grimoldi -, più che portare i miliardi prodotti con le tasse versate dal Nord sul ponte di Messina che, una volta realizzato, rischia di rimanere una cattedrale nel deserto tra strade e ferrovie calabre e sicule da terzo mondo, avremmo investito prioritariamente sul rafforzamento del tessuto infrastrutturale del Nord Italia, specie di quel NordEst che a dispetto dei soldi drenati con le tasse asfissianti dallo Stato convive ogni giorno con una rete infrastrutturale inadeguata alle sue potenzialità, finendo con il soffocare quella crescita che sarebbe invece indispensabile, per il Nord come per tutto il Paese».

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