Sistema elettorale regionale: c’è tanta voglia di tornare al proporzionale

In Trentino e in Veneto potrebbe essere il grimaldello per superare l’ostacolo dei limiti di mandato al presidente eletto direttamente. Ma rischia di indebolire le maggioranze.

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Sistema elettorale regionale elezioni 2023 del trentino

Il sistema elettorale regionale che vede oggi l’elezione diretta del presidente e un sistema maggioritario incomincia ad andare stretto alla politica locale ed in particolare ai vari capibastone che con il limite dei due mandati vedono una pesante ipoteca al mantenimento del sistema di potere instaurato in dieci anni di governo. A fare da battistrada c’è il Veneto, dove il problema del doppio mandato riguarda anche gli assessori regionali, e il Trentino, dove si guarda sempre con più insistenza ad un ritorno al proporzionale e alla nomina del presidente della regione non più diretta da parte degli elettori, ma da parte degli eletti in Consiglio regionale. E a muovere i fili della proposta è la Salvini Premier che teme di perdere le attuali posizioni di potere.

Per il coordinatore trentino di Forza Italia, l’ex senatore della Lega Nord, Sergio Divina, «i cittadini sono abituati a sentire parlare di modifiche delle leggi elettorali in prossimità di nuove elezioni. E si sono fatti l’idea che le modifiche servano più a chi le propone che non a far funzionare meglio le istituzioni».

Secondo Divina «la posizione di Forza Italia non è di per sé contraria ad un sistema proporzionale che, con delle dovute correzioni per evitare l’ingovernabilità, ripristinerebbe il grave errore commesso dalla Giunta Dellai (centrosinistra) che scardinò il sistema elettorale regionale con un maggioritario in Trentino ed un proporzionale in Alto Adige. Poiché esiste ancora un Consiglio regionale con competenze proprie, la stortura apportata dalla Giunta Dellai fu che i voti per eleggere un consigliere regionale differivano secondo se questo appartenesse alla Provincia di Trento oppure di Bolzano. Reintroducendo il proporzionale anche a Trento si sanerebbe il grande pasticcio compiuto allora dal centro sinistra».

Dal fronte di Fratelli d’Italia, il coordinatore regionale del Trentino Alto Adige, il deputato eletto in un collegio blindato veneto, Alessandro Urzì, non chiude la porta ad una valutazione politica della proposta, ma puntualizzando come il confronto tra il sistema elettorale di Trentino e Alto Adige vada considerato alla luce della tutela delle tre minoranze etniche della provincia di Bolzano, rendendo obbligatorio l’uso di un sistema proporzionale. Problema che non esiste in Trentino che ha adottato, come altre regioni, il sistema maggioritario.

Secondo Urzì, il proporzionale «non è garanzia di rispetto dell’orientamento del voto politico, ma di equilibri etnici» e la sua applicazione al di fuori dall’Alto Adige, «ad iniziare dal Trentino, semplicemente non trova alcuna giustificazione perché in Alto Adige c’è il dovere di tutela delle particolarità dei gruppi linguistici, altrove si tradurrebbe in uno strumento di parcellizzazione della rappresentanza politica che va nella direzione totalmente opposta a quella della stabilità che trova la sua forza nella proposta di un programma politico su cui richiedere il consenso popolare».

Ciononostante, «Fratelli d’Italia come ribadito dal gruppo consiliare provinciale trentino e dal partito non ha nonostante questo alcuna pregiudiziale nel discutere di qualunque soluzione – puntualizza Urzì -, ma partendo da un presupposto fondamentale: le alleanze di programma si fanno prima del voto, i cittadini devono sapere chi li governerà, quindi anche un puramente ipotetico sistema di base proporzionale dovrebbe come dato minimo contenere i collegamenti di lista per la ripartizione dei seggi (quindi un programma unico) e un premio di maggioranza per la coalizione vincente».

In Veneto, oltre al sistema elettorale, c’è anche un altro problema che riguarda glia assetti di giunta evidenziati dal Doge uscente Luca Zaia: la legge regionale del 2012 che proprio lo stesso Zaia ha voluto per blindare i propri 15 anni di regno sulla Serenissima prevedeva il vincolo dei due mandati non solo per il presidente, ma anche per i componenti del governo regionale e pure per gli stessi consiglieri semplici, poi cancellata solo per quest’ultimi. «Questa norma la ritengo necessaria anche perché uniformerebbe alle norme di tutte le altre Regioni d’Italia, dove non c’è il vincolo di mandati per gli assessori».

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