Un’ordinanza emessa dal Tribunale di Trento azzera l’art. 18 del decreto Sicurezza che ha messo fuori legge tutta la filiera della canapa industriale, affermando come la norma sia solo ricognitiva e non modifichi la sostanza della norma vigente, la legge n. 242/2016, che ha permesso l’avvio della coltivazione di una pianta molto utile sia in ambito tessile che per la produzione di biomasse energetiche o per realizzare pannelli isolanti, oltre a consentire la bonifica di terreni marginali grazie alle sue caratteristiche agronomiche.
Peccato solo che in uno slancio proibizionista il governo Meloni abbia fatto di tutta la canapa, compresa quella con effetto psicotropo, un fascio, penalizzando un settore in espansione. Situazione cui ora il Tribunale di Trento ha messo rimedio, rilegalizzando la produzione di canapa con una concentrazione di Thc inferiore allo 0,6% per la coltivazione e allo 0,5% per la commercializzazione.
Secondo il giudice, il decreto era in palese contrasto con la normativa europea, oltre ad alcune sentenze del Tar Lazio e del Consiglio di Stato. Di fatto l’ordinanza del Tribunale di Trento riafferma quanto già affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2019, secondo cui la canapa resta legale quando priva di effetti droganti.
Ora tocca al governo Meloni intervenire nuovamente per correggere il decreto in stretto dialogo con la filiera della canapa industriale italiana che ha già subito gravi danni economici per il repentino blocco delle attività a seguito dell’art. 18 del decreto Sicurezza, perché va contrastato l’illegale, mentre va tutelato chi lavora nella legalità, con tracciabilità, analisi ed etichettatura in ordine.
Se la canapa industriale può essere riabilitata, viceversa continuano ad emergere nuove problematiche connesse con il consumo umano di cannabis. Secondo uno studio retrospettivo condotto su pazienti sottoposte a fecondazione in vitro (FIV), da ricercatori del Centro per la fertilità CReATe di Toronto in Canada i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications, l’uso di cannabis potrebbe essere associato a un aumento del tasso di maturazione degli ovociti e a un numero di embrioni con un numero cromosomico errato. I risultati potrebbero aiutare a comprendere il potenziale rischio dell’uso di cannabis sulla fertilità femminile, perché l’esposizione a droghe ricreative e farmaci di uso clinico può influire sulla fertilità. Ricerche precedenti hanno identificato potenziali conseguenze negative dell’uso di cannabis sulla qualità dello sperma maschile, ma gli effetti sugli ovociti femminili e sulla formazione degli embrioni durante la fecondazione in vitro non sono ancora del tutto chiari.
Cyntia Duval e colleghi hanno analizzato 1.059 campioni di fluido follicolare di pazienti sottoposte a trattamento di fecondazione in vitro in una coorte caso-controllo retrospettiva abbinata. Sessantadue campioni sono risultati positivi ai metaboliti del tetraidrocannabinolo (THC, il principio psicoattivo della cannabis), indicativi dell’uso di cannabis. Gli autori hanno osservato che una maggiore concentrazione di metaboliti del THC era associata a un aumento del tasso di maturazione degli ovociti e a un numero inferiore di embrioni con il numero corretto di cromosomi rispetto a un gruppo di controllo abbinato.
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