Le elezioni in Toscana si sono concluse come da attese, con la conferma del fortino rosso ininterrottamente a guida della sinistra nelle sue evoluzioni dalla fondazione della regione ad oggi.
Il risultato della riconferma del presidente uscente Eugenio Giani era ampiamente prevedibile e conferma anche la posizione di primazia dei due partiti capo coalizione, il Pd al 34,4% (che conferma il risultato di 5 anni fa e con una crescita rispetto alle politiche 2022 ed europee 2024) e di Fratelli d’Italia, (che raddoppia i risultati delle regionali 2020 al 26,8%, in leggera crescita sulle politiche 2022 e in leggero calo sulle europee 2024).
Dietro i due partiti maggiori, praticamente un deserto, sia a sinistra che a destra. Nella coalizione di centro sinistra vincente è mancato l’apporto del M5s, in deciso calo sia rispetto alle regionali 2020 (7%) che alle politiche 2022 (11,1%) che delle europee 2024 (8,2%) finito al 4,3%, sotto al risultato di Avs che ha chiuso al 7% e alla renziana Casa Riformista all’8,9%. E pure sotto alla terza protagonista delle elezioni regionali 2025, quella “Toscana Rossa” di Antonella Bundu che sfiora l’ingresso in Consiglio regionale per una manciata di voti, appena sotto la soglia del 5%.
Sul fronte del centro destra, alle elezioni in Toscana mentre FdI si conferma il perno dell’alleanza raddoppiando i consensi sulle regionali 2020 grazie anche all’impegno profuso dal candidato presidente Alessandro Tomasi, viceversa è mancata platealmente la spinta che ci si attendeva dalla Salvini Premier, protagonista di una sconfitta Generale, specie sotto la spinta del nuovo corso voluto dall’europarlamentare Roberto Vannacci che ha impresso ai Salviniani un andamento al contrario, passando dal notevole 21,8% cui l’aveva elevata l’allora candidata alla presidenza Susanna Ceccardi ad inanellare una pesante, drammatica crisi continua di consensi alle politiche 2022 (6,6%), alle europee 2024 (6,2%) per culminare al misero 4,4% delle regionali 2025. Un dato eclatante, inferiore perfino ad Avs e a Toscana Rossa e quasi allineato al M5s che evidenziano l’artefice della gestione della campagna, l’eurodeputato Vannacci, come un corpo estraneo all’interno del corpaccione sempre più acciaccato della Salvini Premier.
E se Salvini nella sua nuova patria di adozione deve leccarsi ferite elettorali sempre più sanguinose, Forza Italia fa meglio, confermandosi seconda forza politica della coalizione, anche se ben sotto la vaticinata “doppia cifra”, ma con un andamento di costante crescita, passando dal 4,3% delle regionali 2020 al 5,6% delle politiche 2022, al 6,3% della “bicicletta” tra FI e Noi Moderati di Lupi e al 6,2% del nuovo velocipede politico tra Fi e Udc delle regionali 2025, con Noi Moderati in corsa solitaria all’1,2%, cui s’aggiunge i risultato della lista del candidato presidente “Tomasi presidente” al 2,4%.
Tornando alla Salvini Premier, la botta è ancora più forte in termini di seggi, visto che si passa dai 9 incassati dalla gestione Ceccardi a uno (forse due) della gestione Vannacci, il quale ha fatto eleggere un suo fedelissimo, Massimiliano Simoni.
E per un Tajani che festeggia ai risultati conseguiti dagli Azzurri nelle tornate di Marche Calabria e Toscana, Salvini ha di che preoccuparsi, perché la sua base è sempre più in agitazione, anche per via del patto sottoscritto con FdI per avere il candidato presidente del Veneto per il giovane deputato Alberto Stefani ma a costo di cedere la presidenza della Lombardia nel 2028 (ma forse anche prima se il governatore uscente non rieleggibile Attilio Fontana sceglierà di candidarsi al Parlamento nel 2027) e una giunta regionale del Veneto con tutti gli assessori di peso in mano a FdI. Una situazione esplosiva, su cui sparge sale sulle ferite il segretario di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi: «Salvini esce dalle tre elezioni regionali con plateali sconfitte, e l’aver piazzato un proprio candidato per la guida del Veneto non garantisce la certezza del risultato elettorale per la coalizione, anzi. Se si guardano i risultati delle elezioni politiche ed europee in Veneto, la Salvini Premier vale dalla metà ad un terzo del risultato ottenuto da Fratelli d’Italia. Forse, per garantirsi più margine di vittoria, il centro destra farebbe bene ad avere un candidato presidente espressione di una forza politica in crescita e in salute, non di una che registra una linea continua di pesanti tracolli di consenso. Per vincere serve un candidato presidente capace di attirare consenso, supportato da partiti forti. Cosa che oggi la Salvini Premier non è». E il risultato delle tre elezioni regionali potrebbe riaprire gli equilibri all’interno del centro destra.
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