Assolirica: lo sciopero de La Fenice alla prima del Wozzeck colpisce i solisti interpreti

Abbondanza: «la mancata recita si riflette sugli incassi dei professionisti di Assolirica, non sufficientemente tutelati dagli effetti delle manifestazioni sindacali».

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Il presidente di Assolirica, il baritono Roberto Abbondanza, durante una recita.

Lo sciopero indetto dai lavoratori del Teatro de “La Fenice” di Venezia per venerdì 17 ottobre – con il conseguente annullamento della prima rappresentazione dell’opera Wozzeck di Alban Berg in programma per la Stagione Lirica 2025 – ha spinto Assolirica (l’Associazione Nazionale degli Artisti della Lirica) a denunciare un aspetto dell’attuale condizione lavorativa degli artisti impegnati nelle produzioni di tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche e di tutti i Teatri di Tradizione.

Assolirica, conferma il suo presidente, Roberto Abbondanza, «vuole condurre un’opera di sensibilizzazione perché si possa porre fine alla completa precarietà in cui si ritrovano tutti i solisti interpreti su tutti i palcoscenici italiani. Tale precarietà è legata alle vigenti regole di ingaggio che prevedono per gli artisti a contratto a partita Iva il riconoscimento economico a cachet, quindi per le recite effettivamente interpretate». Spesso con l’esclusione delle prove e delle prove generali, nonostante quest’ultime sempre più spesso siano aperte al pubblico pagante, con relativi incassi per il teatro, ma non per gli artisti.

Secondo Abbondanza, «nel caso di uno sciopero in un giorno di recita, il solista si trova a subire una perdita secca molto grave rispetto al totale previsto dal suo contratto; ed è quello che potrebbe avvenire ai colleghi del cast del Wozzek alla Fenice se la “primasalta per sciopero: un anno di lavoro e di studio vanificato per una consistente fetta del compenso, indipendentemente dalla volontà dell’interprete di aderire o meno allo sciopero».

Le cifre in gioco variano da professionista a professionista: si va da compensi decisamente elevati, anche di oltre 15-20.000 euro a recita per le star tipo il compianto Pavarotti, ai 4-5.000 euro a recita per gli interpreti affermati, fino agli 800-1.000 euro a recita per gli artisti agli inizi della carriera. Tutti guadagni al lordo, da cui devono essere detratti i costi di vitto e di soggiorno, spesso piuttosto lunghi tra prove, prove generali, “prima” e repliche, che possono estendersi anche per un mese, specie in località come Venezia, Roma o Milano dove i costi sono decisamente alti.

Assolirica vuole cambiare le modalità di calcolo degli emolumenti degli artisti liberi professionisti, staccando il calcolo dei cachet dal solo numero delle recite, per arrivare ad un calcolo che tenga conto anche delle ore di studio per la preparazione della recita, specie se questa non rientra tra le opere di comune repertorio. Per Abbonadanza «è necessario che si possa considerare la giornata di sciopero perduta in serata di recita, alla stregua della semplice retribuzione giornaliera attestata dal committente in ottemperanza dell’art.66 del D.L. 25 maggio 2021, n.73, così che possa essere simile alla perdita a cui va incontro il lavoratore dipendente in caso di sciopero. Anche per evitare il ripetersi di quanto accaduto durante la pandemia da Covid, dove gli artisti lirici a partita Iva furono praticamente abbandonati a sé stessi. Anche per questi professionisti servono garanzie, specie quando la mancata effettuazione dello spettacolo non dipende dalla loro volontà».

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