22 ottobre 2017: sono passati già otto lunghissimi anni da quella data in cui gli elettori di Lombardia e Veneto furono convocati alle urne per un referendum consuntivo per chiedere quella maggiore Autonomia, riconosciuta dalla riforma costituzionale del 2001, ma mai nella pratica attuata, incassando un plebiscito dei votanti.
Dal 22 ottobre 2017 ci sono stati tentativi di attuare la maggiore Autonomia grazie alle modalità previste dall’art 116, III comma, della Costituzione, tramite la stipula di intese tra lo Stato e le regioni richiedenti, tanto che le prime furono sottoscritte dal governo Gentiloni tra Veneto e Lombardia, per poi imbarcare anche l’Emilia Romagna a mo’ di spalla del governo di centro sinistra con una regione del medesimo colore politico. Le trattative proseguirono poi con i due governi Conte, con il primo che vedeva pure la Salvini Premier al governo, e poi anche con il Draghi, salvo insabbiarsi nella palude parlamentare.
Con il governo Meloni e la Salvini Premier tornata al governo, invece di proseguire nel solco dettato dalla Costituzione, si è scelta la via fangosa della legge quadro, con la previsione dei Lep, i livelli essenziali di prestazione, che in mancanza di risorse sufficienti per armonizzarli lungo tutto lo Stivale, hanno decretato il sostanziale de profundis dell’anelito autonomista dei popoli veneto e lombardo.
L’anniversario del 22 ottobre 2017 è stato ricordato con una nota dal candidato governatore del Veneto per la coalizione di centro sinistra, Giovanni Manildo, secondo cui «i Veneti votarono per l’Autonomia regionale. Sono passati esattamente otto anni da quel referendum, costato oltre 21 milioni di euro ai contribuenti, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: zero nuove competenze e zero risorse in più rimaste in Veneto».
Per Manildo, che replica alle dichiarazioni trionfalistiche del presidente Zaia circa i suoi successi di 15 anni di presidenza del Veneto, «in questi otto anni la Lega Salvini Premier è stata al Governo nazionale per più della metà del tempo, e negli ultimi tre anni ha avuto un ruolo centrale nel governo Meloni, con il candidato Alberto Stefani vicesegretario federale di Salvini. Eppure, nonostante il potere e gli incarichi, l’Autonomia promessa non è arrivata».
Manildo invita a guardare la realtà, non la propaganda: «dopo otto anni e decine di annunci, la domanda resta la stessa: su quali nuove materie il Veneto può definirsi davvero autonomo? E quanti soldi in più delle nostre tasse sono rimasti qui? Nessuno. È ora di finirla con le ciacole e cominciare a lavorare per risultati veri».
Corrosivo pure il commento di Paolo Grimoldi, segretario di “Patto per il Nord”: «dopo tre anni dall’insediamento del Governo Meloni, ancora non c’è il federalismo. Dopo 8 anni dal referendum di Lombardia e Veneto con milioni di persone al voto, ancora non c’è l’Autonomia differenziata per le regioni. Non c’è alcuna forza parlamentare che abbia la questione settentrionale come ragion d’essere: “Patto per il Nord” è nato proprio per colmare questa lacuna».
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