Un «appello corale per una rifondazione del progetto europeo su basi industriali concrete, in un momento storico segnato da incertezza globale e crescente competizione internazionale»: questo l’appello lanciato a Trieste nel corso dell’assemblea pubblica di Confindustria Friuli Venezia Giulia– Industria Europa, organizzata per la prima volta unitariamente da Confindustria Alto Adriatico e Confindustria Udine.
Il presidente degli industriali italiani, Emanuele Orsini, ha richiamato «l’urgenza di una visione industriale europea e nazionale di medio periodo capace di garantire stabilità e competitività in un contesto globale segnato da squilibri valutari, dazi e politiche divergenti». Orsini ha inoltre denunciato il peso crescente dei dazi, la volatilità dell’euro-dollaro e l’assenza di strumenti comuni come gli Eurobond, che limitano la capacità dell’Europa di sostenere investimenti in settori chiave come transizione ambientale e intelligenza artificiale.
«Il benessere collettivo nasce dall’impresa – ha sottolineato Orsini -. In Italia le 250.000 aziende con più di dieci dipendenti generano quasi l’80% del gettito che sostiene la sanità e i servizi pubblici. Solo una politica industriale coerente e stabile, sostenuta da istituzioni europee più reattive e coordinate può garantire crescita, occupazione e coesione sociale in una fase di forte incertezza globale».
Prima dell’intervento di Orsini, ad aprire i lavori è stato il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, secondo cui «senza Europa non c’è futuro», auspicando che si passi «da un’Europa che regola a un’Europa che produce». La proposta è di promuovere filiere strategiche pienamente europee nei settori chiave per garantire autonomia industriale e sovranità tecnologica, combattendo le distorsioni normative che penalizzano la competitività.
Secondo Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, «oggi il rischio del fare impresa ha raggiunto livelli non più sostenibili se rimane interamente sulle spalle del singolo imprenditore». Ha quindi delineato le priorità – investimenti in competenze, ricerca triplicata, energia accessibile, infrastrutture potenziate – e criticato un “Green Deal” dalle scadenze impossibili che «rischia di causare una deindustrializzazione auto-inflitta invocando un vero “Industrial Deal”».
Pierluigi Zamò, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia, ha definito l’assemblea unitaria delle due territoriali un segnale di coesione attorno ai valori fondanti dell’Europa – «liberté, égalité, fraternité» – che devono tornare a essere strumenti di azione. Ha ricordato il Friuli Venezia Giulia come terra di emigranti e richiamato le tragedie contemporanee come la guerra in Ucraina. Ha poi posto l’accento sulla responsabilità diretta degli imprenditori: «se l’Europa non funziona è anche colpa nostra, perché non abbiamo saputo eleggere le persone giuste né incidere sulle leggi». E la riprova di ciò è contenuta nei provvedimenti di pure matrice ideologica che sono stati approvati nella scorsa legislatura e che nell’attuale tardano ad essere modificati, anche perché l’errore fondamentale è stato la riconferma del suo principale protagonista, Ursula von der Leyen, che andrebbe rimossa al più presto da un incarico dove si è dimostrata assolutamente non adeguata.
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