Analisi dei bilanci dell’industria trentina: imprese in affanno

Indagine della Cgil. Grosselli: «in Trentino manca una politica industriale adeguata». E la differenza la si avverte nel confronto dei bilanci tra le due province autonome, dove il Trentino perde 3,1 miliardi di gettito rispetto all’Alto Adige, in gran parte generato dalla manifattura.

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Analisi dei bilanci dell’industria trentina
Franco Ischia (a sx) e Andrea Grosselli, segretario della Cgil Trentino.

Il 2024 ha registrato il calo di fatturato più significativo (-3,5%) dell’ultimo decennio per l’industria trentina, se si fa eccezione per l’anno del Covid: il dato che emerge dall’analisi dei bilanci dell’industria trentina condotta dalla Cgil su un campione di 104 aziende su un fatturato di 7,34 miliardi di euro e 18.262 occupati.

Un risultato che desta preoccupazione, come sintetizza il segretario generale Cgil Trentino, Andrea Grosselli: «il dato dimostra che il perimetro dell’industria in Trentino, dopo anni di crescita importante, arretra. Le previsioni per il 2025 non sono positive. Dunque, è urgente agire per scongiurare un ulteriore calo del comparto industriale, che ha effetti negativi importanti su tutta la tenuta del sistema trentino dalla crescita economica al finanziamento della spesa pubblica e dunque del welfare per i cittadini».

A dimostrarlo sono i numeri. L’industria garantisce migliori condizioni di lavoro e retribuzioni più elevate rispetto al turismo e al commercio, con conseguente maggior gettito tributario che va ad alimentare il bilancio dell’Autonomia speciale. E il risultato di una politica industriale scarsa da parte della politica degli ultimi anni si riverbera sull’ammontare delle risorse su cui può contare il bilancio della provincia di Trento che, in confronto con quella di Bolzano, evidenzia una vistosa forbice di ben 3,1 miliardi di euro in meno.

Tra il 2019 e il 2024, secondo l’Istat, l’andamento medio a livello nazionale delle retribuzioni orarie contrattuali di un lavoratore con la qualifica di operaio, nel settore manifatturiero è passato da 97,8 a 109,5. Se si osserva il settore turistico in senso stretto lo stesso indice è passato dal 99,9 del 2019 a 102,3.

Numeri, quelli dell’analisi dei bilanci dell’industria trentina, che trovano conferma anche nelle retribuzioni reali: osservando i dati Inps, che registrano le retribuzioni reali dei lavoratori in Trentino, emerge che nel settore manifatturiero nel 2023 gli operai hanno avuto una retribuzione media annua di 27.006 euro, contro i 15.088 delle attività professionali e gli 11.386 euro dei servizi di alloggio. Per gli impiegati le retribuzioni medie annue nella manifattura sono state pari a 36.335 euro contro i 27.820 euro medi annui delle attività professionali e i 17.386 euro medi annui dei servizi turistici di alloggio. Dunque le imprese industriali garantiscono salari migliori e una maggiore capacità di spesa per le famiglie e, indirettamente, un maggiore gettito fiscale.

Allo stesso tempo, in un panorama che colloca il Trentino al di sotto della media nazionale per gli investimenti privati, va comunque detto che l’85% degli investimenti in ricerca e sviluppo del settore privato è a carico delle imprese del settore industriale. «E sono gli investimenti in innovazione, peraltro troppo contenuti – sottolinea Grosselli -, che sostengono competitività e produttività e dunque produzione di ricchezza».

In buona sostanza, l’industria dà un contributo determinante alla creazione della ricchezza provinciale e, in un contesto di crescita asfittica del Pil provinciale, un’industria che arretra comporta un inevitabile impoverimento di tutto il sistema, con conseguenze inevitabili anche sulla tenuta del sistema della spesa pubblica locale. Anche se a livello industriale la capacità di generale utili rispetto al fatturato è decisamente buona nel settore delle costruzioni (9,6%) e nella meccanica (7,1%) per calare al 5% nel cartario, al 3,3% nel chimico e al 3% nell’alimentare, con il tessile unico settore in negativo (-1,3%).

«Dopo anni di attenzione quasi esclusiva sul turismo, come motore unico dell’economia trentina, la Giunta provinciale ha finalmente preso atto della necessità di puntare e sostenere la crescita industriale e cambia rotta. Con Cisl e Uil – dice Grosselli – siamo favorevoli ad un piano straordinario per l’industria come annunciato dalla giunta Fugatti. Ad oggi, però, è solo un foglio bianco su cui vanno scritti interventi e misure che noi auspichiamo siano condivise. Quel che è certo che è urgente passare dagli annunci ai fatti se non vogliamo che il Trentino si fermi».

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