Una holding autostradale veneta? «Fantasia»

Manildo: «la direttiva Bolkenstein non permetterebbe affidamento diretto».

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holding autostradale veneta
Giovanni Manildo (a sx) e Alberto Stefani.

In vista dell’appuntamento elettorale del 23 e 24 novembre, il dibattito elettorale in Veneto va riscaldandosi sul tema della creazione di una holding autostradale veneta in capo alla Cav che possa poi subentrare anche alla A4 Brescia-Padova e a 31 Valdastico al termine della concessione nel 2026.

Per il candidato presidente del Veneto del centro sinistra, Giovanni Manildo, «nessuno contesta l’utilità della Pedemontana Veneta, ma il contratto prevede che la Regione debba pagare dei soldi se gli introiti non sono sufficienti a coprire il canone che deve essere versato al concessionario e quest’anno ha generato un debito di circa 50 milioni che la Regione ha coperto con l’addizionale IRAP. Sicuramente l’allocazione del rischio d’impresa è un tema che va preso in mano seriamente appena si arriva in Regione».

Manildo entra nel dettaglio della questione: «sappiamo tutti che il partenariato pubblico/privato ha come regola fondamentale che il rischio non sia sul pubblico, ma sia sul privato. Invece nel caso della Pedemontana Veneta il rischio mercato è sul pubblico, quindi manca un elemento fondamentale. Con questo elemento sollevato ed evidenziato anche dalla Corte dei Conti, ritengo che sia un elemento sufficiente per andare a ricontrattare l’accordo con il concessionario».

L’altro tema della creazione di una holding autostradale veneta, per Manildo «è evidente che questa teorica holding serve per coprire una perdita, quindi nasce non molto virtuoso. L’altro tema è che una holding autostradale veneta, cozza con la direttiva Bolkenstein, che prevede che una concessione del genere venga messa a gara. Il Veneto è un pezzo d’Europa, non si può pensare che certe leggi non esistano e che si possa arrivare a un affidamento diretto di una concessione. Sono solo cose fantasiose, ma non rispettose dell’intelligenza dei cittadini».

E, riferendosi a proposte del suo avversario del centro destra, Alberto Stefani, Manildo dice che «giustificare un programma si investimenti attraverso queste dichiarazioni come fa Stefani equivale a dire che tutto quello che sta promettendo non sarà mai realizzato perché le quote non saranno mai “regalate” al Veneto».

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