«Uccisione di animale con crudeltà»: il Giudice delle indagini preliminari (Gip) di Trento, Gianmarco Giua, ha respinto con questa motivazione la richiesta di archiviazione del fascicolo sull’uccisione dell’orso M90, avvenuta il 6 febbraio 2024, presentata dalla Procura di Trento. E nell’ordinanza con cui respinge l’archiviazione, il Gip riconosce gli elementi indiziari per procedere nei confronti del presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, per il reato di «uccisione di animale con crudeltà», secondo gli articoli 544 bis e 544 ter comma 1 del Codice penale.
«La decisione di procedere con il decreto di rimozione – evidenzia in una prima reazione Fugatti – è stata adottata in un quadro di piena legittimità, sulla base degli elementi tecnici e delle competenze attribuite alla Provincia, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità pubblica e garantire la sicurezza del territorio».
L’orso M90 di due anni e mezzo, qualche giorno prima, aveva seguito una coppia di escursionisti lungo un sentiero di 700 metri nei boschi di Mezzana, in Val di Sole. L’abbattimento, nella valle trentina, era avvenuto poche ore dopo il decreto firmato la mattina. Il Gip ha disposto l’imputazione coatta di Maurizio Fugatti, da formalizzare entro dieci giorni da parte della Procura, e l’iscrizione nel registro degli indagati del capo del Corpo forestale del Trentino (e dirigente generale della Provincia), Raffaele De Col, e del dirigente del Servizio foreste e fauna della Provincia di Trento, Giovanni Giovannini.
«Il gip non entra nel merito dell’uccisione, perché c’era un atto amministrativo» precisa Rosa Rizzi, avvocato dell’Enpa, che nel novembre del 2024 si era opposto all’archiviazione del caso, di cui si è discusso nell’udienza il 28 gennaio 2025. Nell’ordinanza, aggiunge Rizzi, si parla invece delle «modalità dell’abbattimento, che doveva essere fatto secondo le modalità indicate dal Pacobace, senza crudeltà e alla presenza di un veterinario dell’Azienda sanitaria provinciale».
Dalla ricostruzione contenuta nel documento, emerge che l’orso M90 non sarebbe stato narcotizzato prima dell’uccisione, che sarebbero stati esplosi tre colpi, di cui solo due avrebbero colpito l’animale senza però causarne la morte immediata, e che nessun veterinario sarebbe stato presente sul posto.
Per il presidente nazionale Enpa, Carla Rocchi, «questa ordinanza segna un momento storico per la tutela della fauna selvatica in Italia. Per troppo tempo, la provincia di Trento ha pensato di poter predisporre a piacimento la vita e la morte di orsi e lupi, con leggerezza e senza rispetto per le normative nazionali ed europee. L’uccisione dell’orso M90 è accaduta tra atroci sofferenze, senza una vera giustificazione. Oggi, finalmente, qualcuno è chiamato a risponderne».
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